Le relazioni interpersonali possono apportare grande ricchezza e benessere nella nostra vita, ma talvolta possono essere fonte di intensa sofferenza e disagio. Il concetto di relazione rimanda a quello di comunicazione, quindi, generalmente possiamo affermare che i problemi relazionali riguardano anche il comunicare.

Tutto ciò che accade nei rapporti con gli altri - comprensioni e incomprensioni - viene regolato, infatti, dalla comunicazione.

I problemi relazionali nascono e perdurano quando rimaniamo intrappolati in una rete discorsiva che ci blocca in situazioni a volte paradossali. Questo può avvenire in qualsiasi contesto o situazione: nella coppia, in famiglia, nel lavoro, con gli amici, con noi stessi.

Secondo l'approccio costruttivista, non esiste un modo unico di "leggere" gli eventi, di interpretare le azioni e i gesti. Così una stessa situazione può venire percepita dalle persone in modo molto diverso e questa diversità può creare talvolta disagio e conflitti nelle relazioni interpersonali.

Per realizzare una comunicazione efficace dobbiamo capire come agisce il nostro interlocutore, cosa pensa, come percepisce la realtà; dobbiamo, sostanzialmente, "metterci nei suoi panni".

Da questo punto di vista, la qualità della relazione dipende, in gran parte, dallo sperimentare o meno comunicazioni in cui sentiamo che l’altro tenta di comprendere le nostre intenzioni e, reciprocamente, ci sentiamo interessati a comprendere le sue. Questa capacità di "mettersi nei panni dell’altro" è indicata da Kelly (Kelly, in Armezzani, 2003) come condizione dell’accordo e dell’armonia tra le persone, mentre il suo fallimento è visto come la "tragedia più grande".

Alcuni autori (Leitner e Faidley, in Armezzani, 2003) hanno sottolineato come la sofferenza psicologica derivi quasi sempre dall’impossibilità di questo genere di comunicazione. Per poter avere un'esperienza di vita ricca, risonante e significativa, scrivono Leitner e Faidley, le persone hanno bisogno di relazioni dense e profonde in cui sia possibile comprendere il processo di creazione di significato dell'altro. Nel caso contrario, le relazioni possono diventare spaventose, perchè portano con sè la probabilità del tradimento e della distruzione.

Gran parte del lavoro della psicoterapia consiste proprio nel permettere alla persona di sperimentare questa possibilità, di sentirsi guardata, spesso per la prima volta, per ciò che sente di essere e di poter guardare, reciprocamente, gli altri secondo i loro significati.

 

 

Bibliografia

- Armezzani M., Grimaldi F., Pezzullo L., (2003). Tecniche costruttiviste per la diagnosi psicologica. McGraw-Hill Companies.

Le relazioni interpersonali possono apportare grande ricchezza e benessere nella nostra vita, ma talvolta possono essere fonte di intensa sofferenza e disagio. Il concetto di relazione rimanda a quello di comunicazione, quindi, generalmente possiamo affermare che i problemi relazionali riguardano anche il comunicare.

Tutto ciò che accade nei rapporti con gli altri - comprensioni e incomprensioni - viene regolato, infatti, dalla comunicazione.

I problemi relazionali nascono e perdurano quando rimaniamo intrappolati in una rete discorsiva che ci blocca in situazioni a volte paradossali. Questo può avvenire in qualsiasi contesto o situazione: nella coppia, in famiglia, nel lavoro, con gli amici, con noi stessi.

Secondo l'approccio costruttivista, non esiste un modo unico di "leggere" gli eventi, di interpretare le azioni e i gesti. Così una stessa situazione può venire percepita dalle persone in modo molto diverso e questa diversità può creare talvolta disagio e conflitti nelle relazioni interpersonali.

Per realizzare una comunicazione efficace dobbiamo capire come agisce il nostro interlocutore, cosa pensa, come percepisce la realtà; dobbiamo, sostanzialmente, "metterci nei suoi panni".

Da questo punto di vista, la qualità della relazione dipende, in gran parte, dallo sperimentare o meno comunicazioni in cui sentiamo che l’altro tenta di comprendere le nostre intenzioni e, reciprocamente, ci sentiamo interessati a comprendere le sue. Questa capacità di "mettersi nei panni dell’altro" è indicata da Kelly (Kelly, in Armezzani, 2003) come condizione dell’accordo e dell’armonia tra le persone, mentre il suo fallimento è visto come la "tragedia più grande".

Alcuni autori (Leitner e Faidley, in Armezzani, 2003) hanno sottolineato come la sofferenza psicologica derivi quasi sempre dall’impossibilità di questo genere di comunicazione. Per poter avere un'esperienza di vita ricca, risonante e significativa, scrivono Leitner e Faidley, le persone hanno bisogno di relazioni dense e profonde in cui sia possibile comprendere il processo di creazione di significato dell'altro. Nel caso contrario, le relazioni possono diventare spaventose, perchè portano con sè la probabilità del tradimento e della distruzione.

Gran parte del lavoro della psicoterapia consiste proprio nel permettere alla persona di sperimentare questa possibilità, di sentirsi guardata, spesso per la prima volta, per ciò che sente di essere e di poter guardare, reciprocamente, gli altri secondo i loro significati.

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- Armezzani M., Grimaldi F., Pezzullo L., (2003). Tecniche costruttiviste per la diagnosi psicologica. McGraw-Hill Companies.

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Iscrizione Albo degli Psicologi del Veneto n° 5414
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Tutto ciò che accade nei rapporti con gli altri - comprensioni e incomprensioni - viene regolato, infatti, dalla comunicazione.
I problemi relazionali nascono e perdurano quando rimaniamo intrappolati in una rete discorsiva che ci blocca in situazioni a volte paradossali. Questo può avvenire in qualsiasi contesto o situazione: nella coppia, in famiglia, nel lavoro, con gli amici, con noi stessi.
Secondo l'approccio costruttivista, non esiste un modo unico di "leggere" gli eventi, di interpretare le azioni e i gesti. Così una stessa situazione può venire percepita dalle persone in modo molto diverso e questa diversità può creare talvolta disagio e conflitti nelle relazioni interpersonali.
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Da questo punto di vista, la qualità della relazione dipende, in gran parte, dallo sperimentare o meno comunicazioni in cui sentiamo che l’altro tenta di comprendere le nostre intenzioni e, reciprocamente, ci sentiamo interessati a comprendere le sue. Questa capacità di “mettersi nei panni dell’altro” è indicata da Kelly (Kelly, in Armezzani, 2003) come condizione dell’accordo e dell’armonia tra le persone, mentre il suo fallimento è visto come la “tragedia più grande”.
Alcuni autori (Leitner e Faidley, in Armezzani, 2003) hanno sottolineato come la sofferenza psicologica derivi quasi sempre dall’impossibilità di questo genere di comunicazione. Per poter avere un'esperienza di vita ricca, risonante e significativa, scrivono Leitner e Faidley, le persone hanno bisogno di relazioni dense e profonde in cui sia possibile comprendere il processo di creazione di significato dell'altro. Nel caso contrario, le relazioni possono diventare spaventose, perchè portano con sè la probabilità del tradimento e della distruzione.
Gran parte del lavoro della psicoterapia consiste proprio nel permettere alla persona di sperimentare questa possibilità, di sentirsi guardata, spesso per la prima volta, per ciò che sente di essere e di poter guardare, reciprocamente, gli altri secondo i loro significati.

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Un giorno un uomo regalò al suo cane un bel pezzo di carne. Felice, il cane decise di cercare un posto tranquillo dove mangiarselo.
Arrivato nei pressi di un bel laghetto, si sedette per gustarsi il suo pezzo di carne, ma a un tratto vide la sua immagine riflessa nello specchio d’acqua e credette che laggiù ci fosse un altro cane con un pezzo di carne più grosso del suo.
Decise di tuffarsi per andarlo a prendere. Riemerse senza nulla, e senza neppure il pezzo di carne che aveva prima, andato perso del tutto.