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Gli attacchi di panico

Terapia degli attacchi di panico a Padova e Cittadella | Dr. Roberto Gava

"Ciò che è peggio nel peggio, è l'attesa del peggio" (D Pennac)
L'attacco di panico corrisponde a un periodo preciso durante il quale vi è l'insorgenza di una forte ed intensa paura che raggiunge il suo picco massimo in pochi minuti. Di solito, l'attacco arriva in maniera improvvisa e inaspettata, come "un fulmine a ciel sereno", dura all'incirca dieci minuti e poi scompare gradualmente.
Le persone che hanno avuto un attacco di panico lo descrivono come un'esperienza terribile e angosciosa, durante la quale hanno temuto di impazzire, di morire per un infarto, di perdere il controllo del proprio corpo. Durante l'attacco sono presenti sintomi fisici come aumento del battito cardiaco e del ritmo respiratorio, sudorazione, tremori, dolore o fastidio al petto, brividi o vampate di calore, nausea e disturbi addominali, sensazione di soffocamento, vertigini. Un senso di terrore, poi, impedisce all'individuo di svolgere qualsiasi attività; egli sente come se stesse per "scoppiare" o "andare in pezzi". A volte è come paralizzato, pallido, con lo sguardo fisso, col timore che anche il minimo gesto possa nuocergli; altre volte, invece, è in preda a una grande agitazione e un'irrequietezza motoria che lo rende incapace di stare fermo.
In alcuni casi, l'attacco di panico comporta sensazioni di depersonalizzazione, ovvero la sensazione di essere estranei al proprio corpo, e derealizzazione, la sensazione che il mondo sia irreale.
La crisi di panico regredisce spontaneamente e può lasciare nella persona uno stato di spossatezza, di  affaticamento, sensazione di “testa vuota” o di derealizzazione che a volte possono permanere per alcuni giorni (fase post critica).
In seguito ad un attacco di panico, o all'esperienza di numerosi attacchi di panico, può anche insorgere la "paura della paura", ossia la paura che l'attacco di panico possa ripresentarsi.
Come risultato di questa paura la persona può mettere in atto dei comportamenti volti a prevenire il verificarsi di altri attacchi di panico: ad esempio tenderà ad evitare le situazioni ritenute potenzialmente "a rischio" (comportamenti di evitamento: es. non utilizzare l'automobile; evitare luoghi affollati) o le affronterà soltanto dopo aver preso delle precauzioni (comportamenti protettivi: es. portare con sè farmaci per l'ansia; allontanarsi da casa solo se accompagnati da persone di fiducia). In questi casi si parla di disturbo di panico con agorafobia.
“Ogni cosa conduce a un’altra cosa, che conduce a un’altra cosa… se ti concentri sul fare la più piccola, poi la successiva e così via… ti troverai a giungere a fare le grandi cose, avendo fatto solo le piccole…”

- John Weakland
I comportamenti protettivi e di evitamento, sebbene possano dare un certo sollievo e una certa sicurezza, comportano dei costi importanti in termini di libertà di movimento, con gravi ripercussioni sulla qualità della vita. Col passare del tempo e con l'aumentare dell'ansia per il pensiero di avere un attacco di panico, la persona può arrivare ad isolarsi, a trascurare il lavoro, i familiari, le relazioni sociali sino ad arrivare, in alcuni casi, a chiudersi in casa, riluttante ad avventurasi in pubblico perchè, se non altro, a casa può affrontare da sola gli attacchi senza doverlo fare sotto gli occhi di altre persone. 

Una terapia precoce può aiutare ad evitare il progredire del disturbo. La maggior parte dei pazienti mostra notevoli progressi dopo pochi mesi di terapia, ma alcuni possono aver bisogno di tempi più lunghi per avere un effetto percepibile.
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