"Me l'hanno raccontato e ho dimenticato, l'ho visto e ho capito, l'ho fatto e ho imparato" (Confucio)
Psicologo - Psicoterapeuta Padova e Cittadella
Dott. Roberto Gava
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QUANDO NON POSSIAMO PARLARE DI BULLISMO

Il bullismo è una tra le possibili manifestazioni d’aggressività messe in atto dai bambini e dagli adolescenti.
Sebbene non sia sempre semplice riconoscere le differenti tipologie di comportamenti aggressivi, è però possibile distinguere quelli più specificatamente riconducibili alla categoria "bullismo" da quelli che, invece, non entrano a far parte di questo fenomeno.
Sul versante dei comportamenti più gravi, alcuni episodi, anche se possono presentare le caratteristiche di bullismo, hanno una natura più severa che va al di là dei fenomeni scolastici e delle norme di convivenza a scuola. In questo caso si tratta di veri e propri reati e come tali devono essere affrontati dalla polizia e dai tribunali dei minori.
Per esempio, attacchi gravi con armi, coltelli o altri oggetti pericolosi, furti di materiale costoso, minacce di gravi aggressioni alle persone, forme di molestia o di abuso sessuale, sono tutte situazioni che necessitano una denuncia ed una collaborazione tra scuola e autorità giudiziaria.
Sul versante dei comportamenti cosiddetti "quasi aggressivi", si riscontrano situazioni in cui i ragazzi fanno giochi turbolenti, lotta per finta o aggressioni fatte in modo giocoso. Questi comportamenti sono particolarmente frequenti nell’interazione fra i maschi, dal secondo ciclo della scuola elementare fino ai primi anni delle superiori. Anche se in alcuni casi la situazione può degenerare e divenire un attacco vero, quasi sempre questi comportamenti sono di natura ludica e non presentano il carattere di aggressione e di asimmetria che possiamo rintracciare nel bullismo. È quindi importante che l’insegnante, attraverso l’osservazione e la discussione con i ragazzi sappia distinguere la diversa natura di questi comportamenti.

Esempio (tratto da: Tribunale per i Minorenni di Taranto)
- se un ragazzo nasconde il giubbotto a un compagno e glielo ridà alla fine della lezione è uno scherzo o un dispetto, e spetterà all’insegnante , caso per caso, valutare se è un atto occasionale, o se è espressione di bullismo, e se e quali provvedimenti assumere;
- se un ragazzo prende di nascosto il giubbotto (o gli occhiali, o il cellulare) di un compagno e se lo porta a casa per tenerlo per sé o per venderlo o comunque per ricavarne un profitto, è reato di furto;
- se un ragazzo costringe con minaccia o violenza un compagno a consegnargli il giubbotto (o gli occhiali o il cellulare), è reato di rapina;
- se un ragazzo mette le mani addosso a una compagna o a un compagno e la o lo palpeggia contro la sua volontà è reato di violenza sessuale; se la compagna o il compagno sono consenzienti e il fatto avviene a scuola, forse è un problema di mancanza della più elementare disciplina scolastica che, se non viene subito affrontato con adeguati interventi, può poi degenerare in altri comportamenti non voluti che possono configurare reato di violenza sessuale.


Bibliografia
Filippi Alessia, Il bullismo scolastico, Uni Service, 2007

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