"La felicità più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarsi sempre dopo una caduta" (Confucio)
Psicologo - Psicoterapeuta Padova e Cittadella
Dott. Roberto Gava
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L'ASPETTO MENTALE NEL GIOCO DEL TENNIS: COSA DICONO I CAMPIONI

In qualsiasi disciplina sportiva la prestazione dell’atleta può essere analizzata osservando e studiando l’interazione di quattro aree principali: area tecnica, area tattica, area fisica, area psicologica.
Negli sport definiti "Closed Skill", cioè a situazioni chiuse, come può essere la corsa, il salto, il lancio del peso ecc..., è sicuramente prevalente l'aspetto fisico e tecnico.
Il gioco del tennis, come pochi altri sport, è un'attività di tipo "Open Skill", cioè uno sport in cui l'atleta si confronta con situazioni estremamente mutevoli. La complessità e l’imprevedibilità delle situazioni di gioco fa sì che il tennis sia uno sport ad elevato contenuto non solo tecnico e fisico, ma anche tattico e, non ultimo, psicologico. Queste quattro caratteristiche formano un sistema e, come tutti i sistemi, si basa sulla forza e sulla tenuta di tutte le sue componenti. Una debolezza in un’area del sistema determina la debolezza dell’intero sistema. Qualora un tennista sia preparato tecnicamente, tatticamente, fisicamente ma non mentalmente ci si troverebbe di fronte ad un tennista dalla preparazione incompleta.
Pete Sampras, vincitore di 14 tornei del Grande Slam, ha scritto che le caratteristiche fisiche e mentali che permettono ad un atleta di eccellere nel tennis sono più dure di quelle per diventare un campione del basket: "Il tennis richiede molto talento perché hai bisogno di combinare molte capacità fisiche e mentali come coordinazione occhio-mano, velocità, forza, resistenza e flessibilità. Anche se tutte queste capacità fisiche sono perfezionate, se la parte mentale non è così forte, è difficile riuscire nel tennis" (Pete Sampras, da You can quote me on that).
Rafael Nadal che tra i tennisti è quello a cui viene dato grande credito per la sua forza mentale ha scritto: "Il tennis, più degli altri sport, è un gioco della mente. Il tennista che riesce a provare sensazioni positive per la maggior parte del tempo, quello capace di isolarsi meglio dalle proprie paure e dagli sbalzi di umore che un match importante inevitabilmente comporta, alla fine trionferà come numero uno del mondo." (Nadal R., Carlin J., 2011. Rafa la mia storia).
Roger Federer, uno dei migliori tennisti di sempre, ha affermato: "…una delle chiavi del mio rendimento è l’aver introdotto nella mia normale attività di allenamento un programma di mental imagery. Visualizzo me stesso mentre raggiungo la vittoria utilizzando immagini vivide, emozionali e potenti che rappresentano ogni azione della mia partita…. Rinforzo queste immagini positive con la visualizzazione di vittorie del passato, ritrovando le sensazioni che avevo provato in quelle occasioni."
Come si può facilmente dedurre da queste affermazioni, l'incidenza dell'aspetto mentale nel tennis è elevata, anche se spesso è difficile riconoscere e distinguere gli aspetti psicologici da quelli tecnico-tattici e fisici: molti però si rendono conto che in partite tra giocatori con potenziale ed abilità tecnico tattiche simili, il risultato della partita è spesso determinato da fattori psicologici come la fiducia, la determinazione e la concentrazione. Per dirla con Marat Safin, ex tennista russo vincitore di due grande slam: "Il tennis non è solo buttare la palla dall’altra parte della rete, servire e fare volè, è molto più di ciò, devi usare la tua testa."
Quindi, se è la testa a fare la differenza occorre allenare la testa a fare la differenza. L'utilizzo delle tecniche di allenamento mentale (Mental Training) può costituire un importante valore aggiunto nella preparazione del tennista. Quanto più elevato è il livello agonistico dell’atleta, tanta più importanza assumerà la sua preparazione mentale.
Novak Djokovic (2011), alla domanda se la chiave di volta al successo tra il 2010 e il 2011 non fosse mentale ha risposto: "Sì, direi che si tratta probabilmente della stabilità mentale che ho adesso. Non ne avevo molta un anno e mezzo, due anni fa. Le emozioni sono dappertutto, ma sento che posso rientrare nella partita più velocemente e facilmente di quanto facessi prima." (www.asapsports.com/show_interview.php?id=70126).

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