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Il training propriocettivo
ARTICOLI E APPROFONDIMENTI PSICOLOGIA DELLO SPORT  /  IL TRAINING PROPRIOCETTIVO

Il training propriocettivo

"Se vuoi fare un passo avanti, devi perdere l'equilibrio per un attimo" (M. Gramellini)
La propriocezione (dal latino proprius, appartenere a se stesso) è definita come il senso di posizione e di movimento degli arti e del corpo che si ha indipendentemente dalla vista.
Sherrington parla di "senso segreto" in quanto la percezione del nostro corpo viene data per scontata.
In realtà la capacità propriocettiva assume un'importanza fondamentale nel complesso meccanismo di controllo del movimento. Pensate a quanto possa essere importante la propriocezione per tutti i nostri gesti quotidiani, da quelli più semplici, come camminare e scendere le scale, a quelli più complicati per chi pratica attività sportive.
L'obiettivo del training propriocettivo è quello di portare l'atleta ad apprendere ed affinare gradualmente le capacità di autopercezione, autoispezione e raggiungere una migliore consapevolezza corporea.
Il sistema principale nell’attuazione di questo training consiste nell’"ascoltare" il proprio corpo (non tutti gli atleti ascoltano il loro corpo). Allenare l'atleta ad ascoltare il proprio corpo dà all'atleta stesso una maggiore sensazione di controllo del movimento e, di conseguenza, ne aumenta la sicurezza durante l'esecuzione. Per ascoltare il proprio corpo è necessario, innanzitutto, fare silenzio.
Successivamente bisogna impararne la lingua, costituita dal ritmo cardiaco e dalla frequenza respiratoria, da contrazioni e decontrazioni, posture, massa, elasticità, forza, potenza, e da tutta una serie di sensazioni che, ad un attento ascoltatore, comunicano qualcosa.
La tecnica per mettere in pratica questa tipologia di preparazione mentale si articola attraverso esercizi che favoriscono una progressiva acquisizione della capacità di concentrazione e presa di coscienza corporea in relazione a specifiche parti dell'organismo. Normalmente si comincia dalla percezione dei segnali corporei più evidenti (come la frequenza cardiaca e il ritmo della respirazione), poi si ascoltano le sensazioni corporee conseguenti ad un determinato movimento fino ad arrivare a riconoscere i segnali connessi ai gesti più fini.
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