"Il successo non è determinato dal fatto di fallire o meno, ma da come si riesce a far fronte al fallimento"
Psicologo - Psicoterapeuta Padova e Cittadella
Dott. Roberto Gava
ARTICOLI E APPROFONDIMENTI PSICOLOGIA DELLO SPORT  /  RELAZIONE TRA AROUSAL E PRESTAZIONE SPORTIVA

RELAZIONE TRA LIVELLO DI ATTIVAZIONE (AROUSAL) E PRESTAZIONE SPORTIVA

In psicologia fisiologica il termine arousal (dall'inglese eccitazione, risveglio) indica l’intensità dell’attivazione psicofisiologica di un organismo. La teoria dell'arousal presuppone che il livello di attivazione vari lungo un continuum che va dal sonno all'eccitazione diffusa.
Quando si deve affrontare una competizione sportiva, o più semplicemente una performance, sportiva ma anche lavorativa, il nostro organismo, nella sua accezione di unità "mente-corpo", si prepara ad affrontarla attraverso un’attivazione psicofisiologica, cioè mettendo in moto una serie di processi caratteristici.
Essi sono: 1) aumento della vigilanza e dell’attenzione (attivazione del sistema nervoso centrale); 2) i muscoli si preparano allo sforzo (attivazione del sistema muscolo-scheletrico); 3) cuore e polmoni si attivano per sopportare lo sforzo (sistema vegetativo simpatico).
Le ricerche in Psicologia dello Sport hanno evidenziato come esista uno strettissimo rapporto tra questa attivazione psicofisiologica e la riuscita di una buona prestazione.
La relazione tra livello di attivazione e prestazione è rappresentata dalla Teoria di Yerkes e Dodson (1908). Questa teoria afferma che il livello della prestazione segue l’andamento di una U rovesciata.
In figura è rappresentato l'andamento della prestazione all'aumentare dell'arousal, partendo dallo stato minimo fino allo stato massimo.
Ad un grado di bassa attivazione (ipoattivazione) il livello della prestazione è basso: l’atleta, si dice in gergo, che è “scarico”; può darsi che non sia motivato, o che si senta distaccato, comunque fa fatica a concentrarsi, a entrare nella gara. L’atleta può vivere sensazioni di stanchezza e impotenza (è inutile tentare tanto non ce la faccio).
Man mano che l’attivazione cresce, la prestazione migliora, fino a raggiungere il massimo corrispondente al vertice della U rovesciata (stato di flow). L’organismo è ricco di energia, il tono muscolare è ad un livello ottimale per conferire forza, precisione ed efficienza al gesto. L’atleta sperimenta un adeguato livello di stress (eustress) e ansia, sente di controllare le proprie azioni, vive un generale senso di benessere ed auto-efficacia, non è disturbato dai propri pensieri poiché è completamente concentrato sulla sua attività.
Infine, quando l’attivazione sale ulteriormente (iperattivazione), la prestazione comincia a scadere: il tono muscolare è salito eccessivamente (tensione e rigidità muscolare) e interferisce con il gesto, provocando perdita delle coordinazioni fini e diminuzione della fluidità del movimento. L’atleta può presentare tachicardia, sudorazione, innalzamento della pressione arteriosa, affaticamento precoce. Sul piano emotivo sperimenta elevati livelli di ansia e stress e scarso controllo delle reazioni emotive (scatti di rabbia). A livello cognitivo, infine, può mostrare una diminuzione dell’attenzione e della concentrazione e invasione di pensieri interferenti, catastrofici e di fallimento.
L'esecuzione migliore pertanto si realizzerebbe ad un livello intermedio di arousal che può essere identificato con quella parte utile di ansia e stress che consente una preparazione ottimale dell'azione.
Di conseguenza, se un atleta prima della gara è già in una condizione di forte eccitazione emotiva (livello elevato di ansia e stress), con intensa attivazione, anche un moderato aumento dell'arousal risulta eccessivo.
Se, viceversa, l'atleta è più tranquillo e meno emozionato, sarà in grado di tollerare un più alto livello di arousal senza ricadute negative sulla prestazione.
Fattori situazionali e personali possono influire sul livello di arousal. Questi fattori sono denominati stressor e sono i più vari: un cattivo andamento dei risultati, una cattiva prestazione durante la gara, un cattivo rapporto con l'ambiente (circolo, allenatore, genitori, pubblico), un mancato ambientamento nei luoghi di svolgimento della gara, condizioni climatiche (freddo, caldo, umidità…), una partita importante, un rapporto non adeguato tra abilità ed obiettivo (l’atleta valuta se stesso non sufficientemente capace di raggiungere l'obiettivo), pressioni esterne (allenatore, genitori), infortuni, eccessive aspettative, pensieri disturbanti (errori, preoccupazioni, sensazioni di impotenza), e così via.
Quando questi stimoli stressanti provocano un innalzamento dell’arousal al di sopra dei livelli normali, facilmente viene suscitato uno stato di ansia che interferisce con la prestazione.
E' importante, a questo punto, puntualizzare che il livello di arousal ottimale è diverso per ognuno di noi. Per ogni singolo atleta è fondamentale conoscere il proprio livello di attivazione associato al rendimento ottimale e le sue fluttuazioni durante la prestazione.
Lo psicologo dello sport aiuta l'atleta a divenire consapevole e riprodurre tutte quelle condizioni che rendono più probabile il verificarsi di uno stato di flow.

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