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OSSESSIONI E COMPULSIONI

Ossessioni di ordine e simmetria: la sensazione che qualcosa non sia a posto

«Ci sono persone che cercano di mettere in ordine ciò che le circonda. Altre che, per quanto si sforzino, non riescono mai a sentire che tutto sia davvero al proprio posto.»
Composizione pittorica surreale in cui architetture, riflessi e oggetti ordinati creano un equilibrio apparentemente perfetto ma ambiguo, evocando il bisogno di simmetria e la sensazione che qualcosa non sia a posto.

Una persona sta sistemando alcuni oggetti sulla scrivania.

Allinea una penna al bordo del tavolo, sposta leggermente un quaderno e raddrizza una cornice.

Si ferma a osservare il risultato.

Qualcosa, però, continua a non convincerla.

La penna sembra troppo vicina al quaderno. La cornice è leggermente inclinata. Uno degli oggetti non si trova alla stessa distanza degli altri.

Ricominciando a sistemarli, prova per qualche istante una sensazione di sollievo.

Poi nota un altro particolare.

«Non è ancora come dovrebbe essere.»

Un'operazione che avrebbe richiesto pochi secondi può proseguire per diversi minuti, talvolta molto più a lungo.

La persona sa che la posizione di quegli oggetti non ha una reale importanza. Vorrebbe smettere, dedicarsi ad altro e non pensarci più.

Eppure, lasciare tutto così le provoca un disagio difficile da ignorare.

Il problema non è semplicemente desiderare che le cose siano ordinate, ma sentire di non poter andare avanti finché non sono sistemate nel modo giusto.


Quando l'ordine diventa un'ossessione


Apprezzare l'ordine, la precisione o la simmetria non significa necessariamente avere un problema psicologico.

Molte persone preferiscono ambienti organizzati, oggetti ben disposti e attività svolte con attenzione.

Queste preferenze possono essere piacevoli, utili e perfettamente compatibili con una vita soddisfacente.

Nelle ossessioni di ordine e simmetria, invece, la ricerca della disposizione corretta può diventare un'esigenza difficile da controllare.

Una persona può avvertire un forte disagio se i libri non sono allineati, gli oggetti non sono disposti simmetricamente o qualcosa appare anche solo leggermente fuori posto.

In altri casi, il bisogno di esattezza riguarda le proprie azioni: chiudere una porta in un determinato modo, toccare un oggetto più volte, ripetere un movimento o compiere un gesto finché non produce la sensazione desiderata.

Queste esperienze possono rientrare nel disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), soprattutto quando i comportamenti diventano ripetitivi, richiedono molto tempo e interferiscono con le attività quotidiane.

Non è quindi l'amore per l'ordine a distinguere il problema, ma il disagio che compare quando qualcosa non è come dovrebbe essere e la difficoltà a resistere al bisogno di correggerlo.


La sensazione che qualcosa non sia «giusto»


Nelle forme più conosciute di disturbo ossessivo-compulsivo, la persona può temere una conseguenza precisa.

Per esempio, controlla ripetutamente una porta perché ha paura di averla lasciata aperta oppure si lava le mani perché teme una contaminazione.

Nelle ossessioni di ordine e simmetria, invece, non sempre è presente un pericolo chiaramente identificabile.

La persona può sapere che non succederà nulla se due oggetti rimangono disallineati.

Eppure, continua a sentire che qualcosa non va.

È un'esperienza talvolta descritta con l'espressione inglese not just right: la sensazione che qualcosa non sia esattamente come dovrebbe essere.

Può somigliare a un'insoddisfazione persistente, a una tensione interna o alla percezione che un'azione sia rimasta incompleta.

«So che è a posto, ma non riesco a sentirlo davvero a posto.»

Questa distinzione è importante.

Non sempre la persona cerca di evitare un pericolo. A volte cerca di raggiungere una sensazione di completezza che continua a sfuggirle.

In alcuni casi possono essere presenti anche pensieri di tipo superstizioso, come la convinzione che una disposizione sbagliata possa favorire un evento negativo.

Ma non è un elemento necessario: il bisogno di ordine può essere alimentato anche soltanto dal disagio provocato da qualcosa che viene percepito come imperfetto o incompleto.


I rituali di ordine e simmetria


Per attenuare questa sensazione, la persona può sviluppare comportamenti ripetitivi, chiamati compulsioni.

Alcuni riguardano direttamente la disposizione degli oggetti: allinearli, distribuirli a distanze precise, sistemarli secondo una sequenza o controllare che siano perfettamente simmetrici.

Altri coinvolgono il corpo e le azioni quotidiane.

Per esempio, una persona può sentire il bisogno di toccare con la mano destra un oggetto già toccato con la sinistra, ripetere un movimento da entrambi i lati del corpo oppure tornare indietro per rifare un gesto che non le è sembrato corretto.

Anche leggere, scrivere o pronunciare una parola può diventare difficile se si avverte il bisogno di ripetere l'azione finché non risulta soddisfacente.

Non sempre questi rituali seguono una regola precisa e facilmente spiegabile.

Talvolta la persona non sa indicare che cosa debba cambiare. Sa soltanto che, ripetendo il gesto, a un certo punto potrebbe arrivare la sensazione di averlo eseguito nel modo giusto.

Il problema è che questa sensazione può essere instabile.

Un'azione apparentemente conclusa può tornare a sembrare imperfetta, rendendo necessario ricominciare.

Ciò che inizialmente serve a raggiungere un senso di completezza può trasformarsi in una continua ricerca di qualcosa che non sembra mai durare abbastanza.


La trappola del «non è ancora abbastanza»


Immaginiamo una persona che, prima di uscire di casa, debba sistemare alcuni oggetti in una disposizione precisa.

Se prova ad andarsene senza farlo, avverte una tensione crescente.

Torna indietro, sposta gli oggetti e controlla il risultato.

Finalmente prova sollievo.

La volta successiva, però, sente nuovamente il bisogno di ripetere l'operazione.

Il comportamento può così diventare parte di un circolo vizioso:

Sensazione che qualcosa non sia a posto → disagio → rituale di correzione → sollievo momentaneo → nuovo bisogno di correggere.

Il rituale sembra funzionare, perché riduce il disagio nell'immediato.

Ma proprio questo sollievo può rafforzare la convinzione che sia necessario compierlo ogni volta.

La persona ha sempre meno occasioni di scoprire che potrebbe proseguire nelle proprie attività anche senza eliminare completamente quella sensazione.

Con il tempo, inoltre, il bisogno di correggere può estendersi a un numero crescente di situazioni.

Non riguarda più soltanto la scrivania o gli oggetti di casa, ma anche il modo di vestirsi, camminare, scrivere o svolgere attività abituali.

Nel tentativo di mettere tutto al proprio posto, la persona può finire per perdere sempre più spazio per ciò che vorrebbe realmente fare.


Le conseguenze nella vita quotidiana


Dall'esterno, questi comportamenti possono sembrare semplici stranezze o un eccessivo desiderio di precisione.

Per chi li vive, però, possono diventare molto faticosi.

Prepararsi per uscire, riordinare una stanza o completare un'attività può richiedere tempi sproporzionati.

La persona può arrivare in ritardo, rinunciare ad alcune iniziative o evitare situazioni nelle quali teme di non poter sistemare le cose secondo le proprie esigenze.

A volte prova a nascondere i rituali perché teme di essere giudicata o di non essere compresa.

Anche le relazioni possono risentirne.

Un familiare che sposta involontariamente un oggetto può provocare una reazione di forte irritazione o agitazione.

Altre volte le persone vicine vengono coinvolte nei rituali, per esempio attraverso richieste di non modificare una disposizione o di rispettare regole particolari.

Questi comportamenti possono generare incomprensioni, soprattutto quando chi osserva non riesce a capire perché un dettaglio apparentemente insignificante provochi tanto disagio.

La difficoltà, tuttavia, non consiste semplicemente nel voler imporre le proprie preferenze agli altri.

Spesso la persona stessa vorrebbe liberarsi da esigenze che percepisce come eccessive, ma alle quali fatica a sottrarsi.


Ordine, perfezionismo e bisogno di controllo


Le ossessioni di ordine e simmetria possono essere associate al perfezionismo, ma non coincidono necessariamente con esso.

Una persona perfezionista può cercare di svolgere un lavoro senza errori perché attribuisce grande importanza al risultato, al proprio valore o al giudizio degli altri.

Chi presenta ossessioni di ordine e simmetria può invece sentirsi costretto a ripetere un gesto anche quando sa che il risultato è già adeguato e che nessuno noterà la differenza.

In questo caso, il problema può riguardare soprattutto l'impossibilità di tollerare una sensazione interna di incompletezza.

Naturalmente, le due esperienze possono anche sovrapporsi.

Per alcune persone, lasciare qualcosa di imperfetto significa esporsi al timore di perdere il controllo, sbagliare o apparire inadeguate.

Per altre, la ricerca dell'esattezza non sembra avere un significato così esplicito.

Comprendere che cosa rende necessario il rituale è più importante che fermarsi alla sua forma esteriore.

Due persone possono sistemare gli stessi oggetti nello stesso modo, ma vivere esperienze molto differenti e attribuire a quel comportamento significati diversi.


Affrontare le ossessioni di ordine e simmetria


Affrontare queste difficoltà non significa imparare a vivere nel disordine né rinunciare al piacere di avere un ambiente organizzato.

L'obiettivo è recuperare la possibilità di scegliere come comportarsi, senza sentirsi obbligati a intervenire ogni volta che qualcosa appare imperfetto.

Un passaggio importante consiste nel riconoscere il meccanismo che mantiene il problema.

Quando compare la sensazione che qualcosa non sia a posto, il rituale sembra offrire la soluzione più immediata. Ma ripetere continuamente la correzione può rendere sempre più difficile sopportare quella sensazione.

Per questo, uno degli interventi psicologici maggiormente utilizzati nel trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo è l'esposizione con prevenzione della risposta.

Attraverso un percorso graduale e concordato, la persona può sperimentare situazioni nelle quali qualcosa rimane volutamente non perfetto, senza ricorrere ai consueti rituali per correggerlo.

Per esempio, può lasciare un oggetto leggermente disallineato e proseguire in un'altra attività, anche se inizialmente avverte il bisogno di sistemarlo.

Lo scopo non è dimostrare che quel particolare sia irrilevante, né costringersi a non provare disagio.

È fare un'esperienza diversa: scoprire che quella sensazione può essere affrontata senza dover necessariamente obbedire alla richiesta di correggere.

Non è indispensabile che tutto sembri perfettamente a posto per poter andare avanti.


Il contributo della psicoterapia


Quando il bisogno di ordine e simmetria diventa persistente e limita la vita quotidiana, un percorso psicoterapeutico può aiutare a comprenderne il funzionamento e ad affrontarlo.

Il lavoro parte dall'esperienza concreta della persona: quali situazioni provocano disagio, che cosa avverte quando qualcosa non è nella disposizione desiderata, quali comportamenti utilizza per trovare sollievo e che cosa accade quando prova a resistere.

È importante esplorare anche il significato personale che possono assumere l'ordine, l'esattezza e la sensazione di controllo.

Per alcuni, l'imperfezione può essere associata alla paura di un errore o di una conseguenza negativa. Per altri, il problema principale è proprio l'esperienza di incompletezza, difficile da descrivere ma molto intensa.

Il percorso può integrare la comprensione di questi significati con esperienze graduali di esposizione e prevenzione della risposta, adattate alle caratteristiche e alle difficoltà della persona.

Il cambiamento non consiste soltanto nel ridurre il tempo dedicato ai rituali.

Significa anche scoprire che è possibile convivere con un certo grado di imperfezione, tollerare sensazioni sgradevoli e continuare a dedicarsi alle attività che hanno valore nella propria vita.

Ritrovare libertà non significa riuscire finalmente a mettere tutto nel posto giusto, ma non avere più bisogno che ogni cosa sia perfetta per sentirsi liberi di vivere.

«A volte cerchiamo di sistemare ogni dettaglio nella speranza di raggiungere finalmente una sensazione di completezza. Ma più dipendiamo da quella sensazione, più rischiamo di inseguirla senza riuscire a fermarci. Forse il cambiamento comincia quando scopriamo che qualcosa può rimanere fuori posto senza impedirci di andare avanti, e che la nostra vita può continuare anche prima che tutto sembri esattamente come dovrebbe essere.»
Dr. Roberto Gava
Psicologo psicoterapeuta
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