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PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA

Psicologia dello sport

«Non sempre ciò che ci impedisce di dare il meglio è la mancanza di capacità. A volte è la paura di non riuscire a esprimerle.»
Un atleta seduto su una panchina da tennis osserva una pallina in un momento di concentrazione, a rappresentare l'importanza della preparazione mentale nella prestazione sportiva.

Nello sport, la preparazione fisica, tecnica e tattica è fondamentale. Eppure, anche un atleta ben allenato può incontrare difficoltà nel momento in cui deve esprimere le proprie capacità in gara.

Può accadere di ottenere buoni risultati durante gli allenamenti e non riuscire a fare altrettanto in competizione, di perdere concentrazione nei momenti decisivi, di diventare eccessivamente tesi o di continuare a pensare a un errore appena commesso.

In altre situazioni, il problema riguarda la fiducia nelle proprie capacità, la paura di deludere le aspettative, la difficoltà di recuperare dopo una sconfitta oppure la perdita di motivazione.

La psicologia dello sport aiuta a comprendere queste difficoltà e a sviluppare modalità più efficaci per affrontarle, favorendo il benessere psicologico e la possibilità di esprimere le proprie capacità.

Attraverso percorsi di preparazione mentale (Mental Training) è possibile lavorare sugli aspetti psicologici della prestazione, integrando questo lavoro con la preparazione fisica, tecnica e tattica.


Quando la preparazione non basta


Una delle esperienze più frustranti per uno sportivo è sapere di possedere determinate capacità e non riuscire a esprimerle nel momento in cui contano maggiormente.

Un atleta, per esempio, può eseguire con sicurezza un gesto tecnico durante l'allenamento e diventare improvvisamente esitante quando deve ripeterlo in gara.

Oppure può affrontare una competizione con il timore di sbagliare, prestando un'attenzione eccessiva a movimenti che normalmente esegue in modo naturale.

In questi casi, il problema non consiste necessariamente nella mancanza di preparazione o di capacità tecniche.

Talvolta è proprio il tentativo di controllare ogni aspetto della prestazione a interferire con abilità che l'atleta ha già acquisito.

Più cerca di assicurarsi di non sbagliare, più può diventare difficile eseguire ciò che normalmente sa fare.

Può così instaurarsi un circolo vizioso: la paura di commettere un errore porta a un maggiore controllo della prestazione; questo controllo può rendere l'esecuzione meno spontanea ed efficace, aumentando ulteriormente l'insicurezza e la paura di sbagliare.

Comprendere come si sviluppa questa difficoltà permette di individuare interventi che non si limitino a chiedere all'atleta di concentrarsi maggiormente o di avere più fiducia in se stesso.


Su quali aspetti si può lavorare?


La preparazione mentale può riguardare diversi aspetti dell'esperienza sportiva, in relazione alle caratteristiche dell'atleta, alla disciplina praticata e agli obiettivi che desidera raggiungere.


Ansia e stress agonistico

Riconoscere e affrontare le reazioni di tensione che possono comparire prima o durante una competizione, imparando a gestirle senza che il tentativo di eliminarle diventi un'ulteriore fonte di difficoltà.


Concentrazione e attenzione

Sviluppare la capacità di orientare e riportare l'attenzione sugli elementi rilevanti della prestazione, anche dopo una distrazione, un errore o un momento particolarmente difficile.


Fiducia nelle proprie capacità

Comprendere come l'atleta valuta se stesso e le proprie prestazioni, soprattutto quando la fiducia dipende eccessivamente dai risultati ottenuti o dal giudizio degli altri.


Gestione degli errori e delle sconfitte

Imparare ad affrontare gli errori senza rimanerne intrappolati, recuperando l'attenzione e la capacità di proseguire la competizione anche dopo un episodio negativo.


Motivazione e definizione degli obiettivi

Individuare obiettivi realistici e significativi, mantenendo un rapporto equilibrato tra impegno, aspettative, risultati e soddisfazione personale.


Dialogo interiore

Riconoscere il modo in cui l'atleta parla a se stesso durante l'allenamento e la gara, comprendendo quando questo dialogo aiuta ad affrontare la situazione e quando, invece, aumenta pressione e insicurezza.


Come si svolge un percorso di Mental Training


Il lavoro inizia con alcuni colloqui dedicati a comprendere le caratteristiche dell'atleta, la disciplina praticata, le difficoltà incontrate e gli obiettivi che desidera raggiungere.

Non esiste un programma di preparazione mentale identico per tutti.

Un atleta che perde concentrazione dopo un errore può avere esigenze molto diverse da uno che affronta ogni gara con un'eccessiva paura di fallire, anche quando entrambi descrivono il proprio problema come una difficoltà a gestire la pressione.

Per questo motivo, la scelta degli interventi dipende dalla comprensione del problema specifico e non soltanto dal tipo di sport praticato.

Il percorso può comprendere esercizi di attenzione e concentrazione, tecniche di respirazione e rilassamento, attività immaginative, definizione degli obiettivi (goal setting), osservazione del dialogo interiore (self-talk) e sperimentazioni da integrare nell'allenamento e nella competizione.

Le tecniche, tuttavia, non rappresentano un fine in sé. Il loro utilizzo viene adattato alle caratteristiche della persona e alle difficoltà che emergono nel corso del lavoro.

Gli incontri permettono inoltre di osservare i cambiamenti, verificare ciò che funziona e modificare progressivamente gli interventi in relazione alle esperienze dell'atleta.

L'obiettivo non è eliminare ogni forma di tensione o garantire il raggiungimento di determinati risultati, ma ampliare le possibilità dell'atleta di affrontare le situazioni sportive ed esprimere le proprie capacità.


A chi si rivolge la preparazione mentale?


Il Mental Training non è riservato esclusivamente agli atleti professionisti o di alto livello.

Può essere utile sia agli sportivi che stanno sviluppando le proprie abilità, sia agli atleti agonisti che desiderano migliorare il modo in cui affrontano allenamenti e competizioni.

Per chi si trova nelle prime fasi della pratica sportiva, il lavoro può contribuire allo sviluppo di abilità psicologiche utili all'apprendimento e alla gestione delle difficoltà.

Per gli atleti più esperti, può essere particolarmente importante affrontare gli ostacoli che impediscono di esprimere con continuità capacità tecniche già consolidate.

Nel corso della mia attività professionale ho lavorato con atleti di diverse discipline sportive, tra cui tennis, golf, calcio, basket, pallavolo, atletica e motociclismo.

Gli interventi vengono adattati alle caratteristiche dello sport praticato, al livello di esperienza e alle esigenze specifiche di ciascun atleta.

In alcuni casi l'attenzione sarà rivolta soprattutto alla prestazione sportiva; in altri potrà emergere la necessità di affrontare difficoltà psicologiche che coinvolgono anche aspetti più ampi della vita della persona.

La prestazione, infatti, non può essere considerata completamente separata dall'esperienza personale dell'atleta, dal significato che attribuisce ai risultati e dal modo in cui vive le aspettative proprie e altrui.


Richiedere una consulenza in psicologia dello sport


Per ricevere informazioni o valutare la possibilità di intraprendere un percorso di preparazione mentale è possibile contattarmi telefonicamente, tramite email oppure utilizzando il modulo di contatto.

Un primo colloquio permetterà di approfondire la richiesta, comprendere le difficoltà incontrate e valutare insieme gli obiettivi e le modalità del lavoro.

 

«Nello sport, non sempre le difficoltà nascono da ciò che non sappiamo fare. A volte conosciamo bene un gesto, lo abbiamo ripetuto centinaia di volte, eppure nel momento decisivo qualcosa cambia. La paura di sbagliare, il bisogno di ottenere un risultato o il tentativo di controllare ogni movimento possono ostacolare proprio quelle capacità che abbiamo costruito con l'allenamento. Il lavoro psicologico non consiste soltanto nell'imparare nuove tecniche, ma anche nel trovare modi diversi di affrontare la prestazione, affinché ciò che sappiamo fare possa tornare a esprimersi.»
Dr. Roberto Gava
Psicologo psicoterapeuta
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