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CRESCITA PERSONALE

Percorso di crescita personale: quando sentiamo il bisogno di cambiare qualcosa nella nostra vita

«Crescere non significa diventare qualcun altro, ma scoprire che possiamo essere anche diversi da come ci siamo sempre conosciuti.»
Gradini in pietra che salgono attraverso un paesaggio naturale, evocando le nuove possibilità che possono emergere in un percorso di crescita personale.

Non sempre ci si rivolge a uno psicologo perché si soffre di un disturbo o perché esiste un problema chiaramente identificabile.

A volte la vita, almeno apparentemente, funziona. Si lavora, si portano avanti le proprie responsabilità, si hanno relazioni e interessi. Eppure può esserci la sensazione che qualcosa non corrisponda più pienamente alla persona che siamo o a quella che vorremmo diventare.

Può mancare motivazione. Una scelta importante continua a essere rimandata. Ci si sente fermi in una situazione che non soddisfa più, ma non si riesce a immaginare un'alternativa. Oppure si avverte semplicemente il desiderio di conoscersi meglio e comprendere in quale direzione andare.

In questi momenti un percorso di crescita personale può diventare uno spazio per comprendere dove ci troviamo, che cosa ci sta trattenendo e quali possibilità non riusciamo ancora a vedere.


Crescere non significa diventare una persona diversa


Quando parliamo di crescita personale è facile immaginare un percorso verso una versione migliore di noi stessi: più sicura, determinata, produttiva, motivata.

Ma non sempre abbiamo bisogno di aggiungere qualcosa a ciò che siamo.

A volte il problema è quasi opposto.

Possiamo essere diventati molto bravi a vivere secondo un certo modo di essere, fino al punto che quel modo, un tempo utile, comincia a restringere le nostre possibilità.

Una persona che ha imparato a essere sempre affidabile può avere difficoltà a riconoscere i propri limiti.

Chi ha costruito gran parte della propria sicurezza sull'essere competente può vivere ogni errore come qualcosa di difficile da accettare.

Chi è sempre stato disponibile per gli altri può accorgersi di non sapere più bene che cosa desidera per sé.

Crescere non significa quindi sostituire ciò che siamo con qualcosa di migliore, ma poter diventare meno prigionieri dell'unico modo in cui abbiamo imparato a essere.


Quando ci sentiamo bloccati


Ci sono momenti in cui sappiamo perfettamente che qualcosa dovrebbe cambiare.

Vorremmo lasciare una situazione che non ci soddisfa, prendere una decisione, iniziare un progetto, modificare alcune abitudini o dare una direzione diversa alla nostra vita.

Eppure rimaniamo fermi.

Da fuori può sembrare mancanza di volontà.

“So cosa dovrei fare, ma non lo faccio.”

“Continuo a rimandare.”

“Non capisco perché non riesco a decidermi.”

In realtà, ciò che chiamiamo blocco spesso non è semplice immobilità.

Possiamo essere fermi perché entrambe le direzioni hanno per noi un costo.

Cambiare lavoro può significare cercare qualcosa di più soddisfacente, ma anche rinunciare alla sicurezza.

Chiudere una relazione può aprire una nuova possibilità, ma significa anche affrontare una perdita.

Esporsi maggiormente può permettere di realizzare qualcosa di importante, ma rende anche possibile fallire o essere giudicati.

Se guardiamo soltanto alla parte della persona che desidera cambiare, il suo comportamento appare incomprensibile. Se proviamo invece a comprendere anche ciò che quel cambiamento potrebbe mettere in discussione, il blocco comincia ad avere un significato.


Quando le possibilità sembrano restringersi


Nei momenti di difficoltà può accadere qualcosa di particolare: non vediamo necessariamente meno cose, ma riusciamo a immaginare meno possibilità per noi stessi.

Una persona può arrivare a pensare:

“Ormai sono fatto così.”

“Non saprei fare altro.”

“Alla mia età non posso ricominciare.”

“Se facessi quella scelta deluderei tutti.”

“Non sono il tipo di persona che potrebbe farlo.”

Queste frasi non sono semplicemente pensieri negativi da sostituire con pensieri positivi. Raccontano qualcosa del modo in cui la persona ha imparato a comprendere se stessa e il proprio mondo.

Se per tutta la vita mi sono considerato quello che non crea problemi, dire no può non essere soltanto difficile: può sembrarmi qualcosa che non mi appartiene.

Se mi sono sempre riconosciuto attraverso il mio lavoro, immaginare di cambiarlo può significare chiedermi chi sarei senza quel ruolo.

A volte ciò che rende difficile una nuova strada non è il fatto che non esista, ma che non riusciamo ancora a riconoscerci nella persona che potrebbe percorrerla.


Capire che cosa ci trattiene


Di fronte a un blocco tendiamo spesso a concentrarci sulla soluzione.

“Che cosa devo fare?”

È una domanda comprensibile, ma non sempre è la prima domanda utile.

Prima può essere importante chiedersi:

“Che cosa accadrebbe, per me, se facessi davvero ciò che dico di desiderare?”

Immaginiamo una persona che vorrebbe proporsi per un incarico professionale più importante, ma continua a rimandare.

Potrebbe sembrare semplicemente insicura.

Ma esplorando meglio la situazione potrebbe emergere che candidarsi significa esporsi alla possibilità di non essere scelta. Finché non ci prova, può continuare a pensare di avere le capacità necessarie senza doverle mettere realmente alla prova.

Il rinvio, quindi, non è privo di senso. Permette di evitare qualcosa che in quel momento appare difficile da affrontare.

Questo non significa che la persona scelga consapevolmente di bloccarsi.

Significa che anche ciò che ci limita può avere una funzione comprensibile all'interno del nostro modo di vedere noi stessi e ciò che potrebbe accadere.


La trappola dell'aspettare di sentirsi pronti


Quando una scelta ci spaventa, è naturale aspettare il momento in cui ci sentiremo finalmente sicuri.

“Lo farò quando avrò le idee più chiare.”

“Prima devo sentirmi più motivato.”

“Quando sarò più sicuro di me farò quel passo.”

Il problema è che alcune forme di sicurezza arrivano soltanto dopo aver fatto esperienza di qualcosa.

Può così instaurarsi una circolarità:

insicurezza → rinvio → sollievo momentaneo → mancata esperienza → minore possibilità di scoprire come sapremmo affrontarla → nuova insicurezza.

La persona aspetta di sentirsi pronta per agire, ma proprio il fatto di non agire le impedisce di fare quelle esperienze attraverso cui potrebbe scoprire nuove possibilità.

Non sempre dobbiamo sentirci pronti per iniziare. A volte cominciamo a sentirci più pronti proprio perché abbiamo iniziato.


Anche la motivazione può diventare una trappola


Qualcosa di simile può accadere con la motivazione.

Quando non abbiamo voglia di fare qualcosa, possiamo aspettare che torni la spinta necessaria.

Ma se smettiamo progressivamente di fare ciò che potrebbe coinvolgerci, incuriosirci o darci soddisfazione, la nostra vita può diventare sempre più povera proprio delle esperienze capaci di alimentare quella motivazione che stiamo aspettando.

Si può creare un altro processo di mantenimento:

scarsa motivazione → minore coinvolgimento → meno esperienze gratificanti o significative → maggiore senso di apatia → ulteriore riduzione dell'attività.

Per questo la domanda non è sempre:

“Come faccio a ritrovare la motivazione?”

Può essere più utile chiedersi:

“Che cosa potrei iniziare a fare, anche senza aspettare di sentirmi completamente motivato?”

Non per costringersi a essere produttivi, ma per tornare a entrare in contatto con esperienze attraverso le quali qualcosa possa nuovamente acquistare significato.


Conoscersi meglio non significa trovare una risposta definitiva


Un percorso di crescita personale può nascere anche dal desiderio di conoscersi meglio.

Ma conoscere se stessi non significa necessariamente arrivare a una definizione definitiva di chi siamo.

Domande come “Chi sono veramente?” o “Che cosa voglio davvero?” possono diventare difficili proprio quando immaginiamo che debba esistere una risposta unica, nascosta da qualche parte dentro di noi, che dobbiamo riuscire a trovare.

Possiamo invece provare a osservare come ci muoviamo nelle diverse situazioni, che cosa anticipiamo, che cosa cerchiamo, che cosa evitiamo, quali esperienze ci fanno sentire maggiormente coinvolti e quali possibilità tendiamo a escludere prima ancora di provarle.

Conoscersi può significare non tanto scoprire una volta per tutte chi siamo, quanto comprendere meglio come siamo arrivati a essere ciò che siamo e che cosa potremmo ancora diventare.


Non tutto deve essere cambiato


La crescita personale non richiede una continua trasformazione.

Viviamo in un contesto che spesso propone l'idea che dovremmo essere sempre più efficienti, sicuri, produttivi, realizzati.

Anche il desiderio di migliorarsi può allora diventare una forma di insoddisfazione permanente.

Ogni risultato apre immediatamente un nuovo traguardo. Ogni limite viene vissuto come qualcosa da eliminare. Ogni momento di incertezza come un difetto da correggere.

Ma un percorso psicologico non dovrebbe trasformarsi in un progetto infinito di perfezionamento.

Può essere altrettanto importante riconoscere ciò che non abbiamo bisogno di cambiare, accettare alcuni limiti e distinguere ciò che desideriamo veramente da ciò che sentiamo di dover diventare per corrispondere alle aspettative nostre o degli altri.


Dalla comprensione all'esperienza


Comprendere perché siamo bloccati è importante, ma spesso non è sufficiente.

Possiamo sapere perfettamente perché abbiamo paura di una scelta e continuare a non farla.

Possiamo comprendere da dove nasce la nostra insicurezza e continuare a evitare le situazioni nelle quali la sentiamo.

Perché qualcosa cambi, può essere necessario fare esperienza di noi stessi in un modo che fino a quel momento non avevamo considerato possibile.

Dire qualcosa che solitamente non avremmo detto.

Prendere una piccola decisione senza aspettare di essere completamente certi.

Mettere un limite.

Chiedere qualcosa.

Provare un'attività nuova.

Permettersi di sbagliare.

Questi passaggi possono sembrare piccoli, ma hanno una funzione importante: permettono di verificare nella propria esperienza ciò che fino a quel momento potevamo soltanto immaginare.

Una possibilità pensata rimane un'ipotesi.

Una possibilità vissuta può cominciare a modificare il modo in cui vediamo noi stessi.


Un percorso che prende forma dalla persona


Non esiste una direzione di crescita valida per tutti.

Per qualcuno cambiare può significare esporsi maggiormente; per un'altra persona imparare a fermarsi.

Qualcuno può avere bisogno di diventare più autonomo; qualcun altro di permettersi di dipendere un po' di più dagli altri.

Per qualcuno sarà importante assumersi un rischio; per qualcun altro smettere di dimostrare continuamente il proprio valore.

Per questo un percorso di crescita personale non dovrebbe partire da un modello prestabilito di come una persona dovrebbe diventare.

Parte piuttosto da alcune domande:

Dove mi sento fermo?

Che cosa vorrei fosse diverso?

Che cosa temo potrebbe accadere se cambiassi?

Quali possibilità tendo a escludere?

Che cosa potrei provare a fare diversamente?

Il lavoro psicologico può aiutare a comprendere ciò che mantiene una situazione apparentemente senza uscita e, allo stesso tempo, creare occasioni per sperimentare modi diversi di affrontarla.

Non per diventare qualcun altro.

Ma per fare in modo che ciò che siamo stati fino a oggi non stabilisca necessariamente tutto ciò che possiamo essere domani.

“A volte ci sentiamo bloccati non perché non esista una strada possibile, ma perché non riusciamo ancora a immaginarci mentre la percorriamo. Cambiare può allora significare fare nuove esperienze di noi stessi, fino a scoprire possibilità che prima non riuscivamo a riconoscere come nostre."
Dr. Roberto Gava
Psicologo psicoterapeuta
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