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RELAZIONI

Difficoltà relazionali: quando stare con gli altri diventa fonte di sofferenza

È dalla combinazione di cose discordanti che nascono le più belle armonie" (Eraclito)
Uomo e donna seduti a distanza in un momento di difficoltà relazionale

Le relazioni possono essere una delle esperienze più importanti della nostra vita. Attraverso gli altri possiamo sentirci compresi, riconosciuti, amati, sostenuti e appartenere a qualcosa che per noi ha valore.

Ma proprio perché sono così importanti, le relazioni possono diventare anche una delle principali fonti di sofferenza.

Può accadere nella coppia, in famiglia, nelle amicizie o sul lavoro. Possiamo sentirci continuamente fraintesi, avere difficoltà a fidarci, temere di essere giudicati o abbandonati, entrare spesso in conflitto oppure rinunciare a esprimere ciò che desideriamo per paura di compromettere il rapporto.

Altre volte il problema appare meno evidente. Non ci sono necessariamente litigi o rotture, ma una sensazione persistente di distanza: siamo insieme agli altri e, tuttavia, non riusciamo a sentirci veramente in relazione con loro.

Quando queste esperienze si ripetono, può sembrare che il problema siano sempre le persone che incontriamo o, al contrario, che ci sia qualcosa di sbagliato in noi.

Spesso, però, vale la pena osservare più attentamente che cosa accade nelle relazioni e come alcuni modi di cercare vicinanza, sicurezza o comprensione possono finire involontariamente per produrre proprio ciò che temiamo.


La stessa situazione può avere significati molto diversi


Nelle relazioni non rispondiamo soltanto a ciò che l'altra persona fa, ma anche al significato che attribuiamo a ciò che fa.

Un messaggio che tarda ad arrivare può essere interpretato come una normale circostanza oppure come un segnale di disinteresse.

Una critica può essere vissuta come un'osservazione su qualcosa che abbiamo fatto oppure come la conferma di non essere abbastanza.

Il bisogno dell'altro di trascorrere del tempo da solo può essere percepito come naturale oppure come un allontanamento.

Lo stesso gesto, quindi, può assumere significati profondamente diversi.

Questo accade perché ciascuno entra in una relazione con la propria storia e con un proprio modo di comprendere sé stesso e gli altri. Ciò che per una persona significa vicinanza, per un'altra può significare invasione; ciò che per qualcuno è autonomia, per qualcun altro può essere vissuto come distanza.

Le difficoltà possono nascere proprio quando diamo per scontato che il significato che attribuiamo a una situazione sia necessariamente lo stesso attribuito dall'altro.


Quando cerchiamo di capire le intenzioni dell'altro


Molti conflitti non riguardano soltanto ciò che è accaduto, ma la risposta a una domanda implicita:

“Perché lo hai fatto?”

Dietro un comportamento cerchiamo continuamente di riconoscere intenzioni, sentimenti e significati.

“Non mi ha chiamato perché non gli importa di me.”

“Mi sta facendo questa osservazione perché pensa che non sia capace.”

“Ha bisogno di stare da solo perché si sta allontanando.”

Queste interpretazioni non sono necessariamente arbitrarie. Nascono dal modo in cui abbiamo imparato a conoscere le relazioni e ci permettono di anticipare ciò che potrebbe accadere.

Il problema può emergere quando un'interpretazione diventa così certa da non permetterci più di scoprire che cosa l'altro stia realmente cercando di comunicarci.

A quel punto non rispondiamo più soltanto alla persona che abbiamo davanti, ma anche a ciò che anticipiamo che quella persona farà.


Le relazioni possono diventare una trappola


Quando temiamo qualcosa di importante in una relazione, è naturale cercare di evitarlo.

Chi teme di essere abbandonato può cercare continue rassicurazioni.

Chi teme il giudizio può evitare di mostrare parti di sé che considera vulnerabili.

Chi teme di essere invaso può mantenere una certa distanza.

Chi ha imparato che esprimere i propri bisogni genera conflitti può adattarsi continuamente agli altri.

Chi si aspetta di essere ferito può cercare di accorgersene prima che accada.

Questi modi di affrontare la relazione possono essere perfettamente comprensibili. Spesso hanno una loro storia e, almeno nell'immediato, possono farci sentire più sicuri.

Ma possono produrre conseguenze inattese.

Una persona che teme di essere lasciata può chiedere rassicurazioni sempre più frequentemente. Il partner può sentirsi sotto pressione e prendere distanza. Quella distanza viene allora vissuta come la conferma della paura iniziale:

paura dell'abbandono → ricerca continua di rassicurazioni → tensione nella relazione → distanza dell'altro → conferma della paura di essere abbandonati.

La persona può pensare: “Lo sapevo che si sarebbe allontanato.”

Eppure, almeno in parte, ciò che è accaduto è stato costruito proprio all'interno del tentativo di impedire che accadesse.


Quando per non perdere una relazione finiamo per perderci nella relazione


Non tutte le difficoltà relazionali producono conflitti visibili.

A volte accade quasi il contrario.

Per mantenere una relazione possiamo imparare a dire spesso di sì, evitare discussioni, nascondere il disaccordo, occuparci continuamente dei bisogni dell'altro o cercare di essere la persona che immaginiamo l'altro desideri.

La relazione può così apparire tranquilla.

Dentro, però, può crescere una sensazione diversa: “In questa relazione non riesco più a essere me stesso.”

Anche in questo caso può formarsi una trappola:

paura di compromettere la relazione → rinuncia a esprimere bisogni e desideri → apparente tranquillità → crescente insoddisfazione e distanza → maggiore paura di parlare.

Ciò che viene fatto per conservare la relazione finisce così per renderla progressivamente meno autentica e soddisfacente.


Quando ci si protegge dalla sofferenza tenendo gli altri a distanza


Esiste anche una possibilità apparentemente opposta.

Dopo esperienze dolorose, delusioni o relazioni vissute come imprevedibili, possiamo imparare che avere bisogno degli altri significa esporsi al rischio di essere feriti.

Diventa allora più sicuro non affidarsi troppo, non mostrare ciò che si prova, non chiedere aiuto o interrompere una relazione quando comincia a diventare importante.

La distanza può offrire protezione.

Ma può avere un costo.

Se per evitare di essere feriti impediamo agli altri di avvicinarsi abbastanza, diventa difficile anche fare esperienza di una relazione diversa da quelle che abbiamo imparato ad aspettarci.

La persona può così trovarsi in una situazione paradossale: desidera una relazione profonda, ma per evitare il rischio di essere ferita mantiene una distanza che finisce per rendere difficile proprio quella vicinanza che desidera.

La solitudine, in questi casi, non coincide necessariamente con l'assenza di persone intorno a noi. Possiamo avere amici, colleghi, una famiglia o una relazione sentimentale e sentirci comunque profondamente soli.


Il problema non è semplicemente

“

comunicare meglio

”


Di fronte alle difficoltà relazionali si parla spesso di problemi di comunicazione.

Certamente imparare a esprimersi con maggiore chiarezza può essere utile. Ma dire semplicemente “bisogna comunicare di più” rischia di essere insufficiente.

Due persone possono parlare molto e continuare a non incontrarsi.

Possiamo spiegare ripetutamente ciò che pensiamo e avere comunque la sensazione che l'altro non comprenda ciò che per noi è realmente importante.

Comunicare non significa soltanto trasmettere correttamente un messaggio. Significa anche cercare di comprendere il mondo dal quale quel messaggio proviene.

Una frase può assumere un significato completamente diverso quando riusciamo a vedere ciò che rappresenta per la persona che la pronuncia.

“Ho bisogno di stare un po' da solo” può non significare “non voglio più stare con te”.

“Questa cosa mi ha fatto male” può non significare “sei una persona cattiva”.

“Non sono d'accordo” può non significare “ti sto rifiutando”.

Riuscire a riconoscere queste differenze non significa necessariamente essere d'accordo con l'altro. Significa riuscire, almeno per un momento, a guardare ciò che sta accadendo attraverso i suoi occhi, senza perdere i propri.


Perché alcuni problemi sembrano ripetersi


A volte cambiano le persone, ma alcune esperienze sembrano sorprendentemente simili.

Ci sentiamo ancora una volta trascurati. Ancora una volta incontriamo qualcuno che percepiamo come distante. Ancora una volta finiamo per occuparci più dell'altro che di noi stessi. Oppure, quando una relazione diventa importante, ricompare il bisogno di allontanarci.

Non significa necessariamente che scegliamo consapevolmente “le persone sbagliate”.

Può essere utile chiedersi piuttosto:

“Che cosa mi aspetto che accada quando mi avvicino veramente a qualcuno?”

Essere rifiutato? Essere controllato? Essere deluso? Dover rinunciare a me stesso? Non essere abbastanza importante? Essere lasciato?

Le nostre anticipazioni orientano il modo in cui entriamo nelle relazioni. Ci aiutano a riconoscere rapidamente ciò che potrebbe accadere, ma possono anche restringere le possibilità che riusciamo a vedere e sperimentare.

Se mi aspetto di non essere ascoltato, potrei smettere presto di parlare.

Se mi aspetto un rifiuto, potrei evitare di espormi.

Se mi aspetto che l'altro prima o poi se ne vada, potrei cercare continuamente segnali che lo confermino.

E ciò che faccio sulla base di queste anticipazioni entra inevitabilmente nella relazione e contribuisce a modificarla.


Comprendere il proprio modo di stare nelle relazioni


In psicoterapia il punto non è stabilire chi abbia ragione e chi abbia torto, né insegnare un modo universalmente corretto di stare con gli altri.

È più utile cercare di comprendere come la persona costruisce le proprie relazioni, che cosa cerca, che cosa teme e che cosa anticipa quando entra in rapporto con qualcuno.

Può diventare importante osservare quali situazioni tendono a ripetersi, quali comportamenti dell'altro acquistano immediatamente un significato particolare e che cosa facciamo quando percepiamo una minaccia alla relazione.

Ma comprendere non basta sempre.

Una relazione terapeutica può offrire anche la possibilità di fare esperienza di un modo diverso di essere visti e di stare con un'altra persona: poter esprimere qualcosa senza ottenere la risposta temuta, mostrare una parte di sé abitualmente nascosta, attraversare un disaccordo senza che questo significhi necessariamente rottura, sperimentare vicinanza senza sentirsi invasi.

Sono esperienze che possono aprire possibilità che prima risultavano difficili persino da immaginare.


Costruire nuove possibilità nelle relazioni


Affrontare una difficoltà relazionale non significa imparare una tecnica capace di evitare ogni conflitto.

Né significa riuscire sempre a comprendere l'altro o adattarsi maggiormente alle sue esigenze.

A volte il cambiamento consiste nel riuscire ad avvicinarsi. Altre volte nel poter mettere un limite. Nel chiedere qualcosa che prima non riuscivamo a chiedere. Nel tollerare un disaccordo. Nel non cercare continuamente rassicurazioni. Nel permettere all'altro di essere diverso da come vorremmo. Oppure nel riconoscere che una relazione non può offrirci ciò di cui abbiamo bisogno.

Una relazione può cambiare quando diventa possibile fare qualcosa di diverso da ciò che, fino a quel momento, sembrava l'unico modo per mantenerla, affrontarla o non esserne feriti.

Non esiste quindi una forma ideale di relazione verso cui tendere.

L'obiettivo è ampliare le possibilità: poter stare con gli altri senza essere continuamente costretti dalle stesse paure, dalle stesse anticipazioni e dagli stessi modi di affrontarle.

Perché una relazione significativa non richiede che due persone vedano le cose nello stesso modo. Richiede che possa esistere uno spazio nel quale entrambe possano provare a comprendere il mondo dell'altra senza dover rinunciare al proprio.

 

"Una relazione significativa non richiede che due persone vedano le cose nello stesso modo, ma che possano provare a comprendere il mondo dell'altra senza dover rinunciare al proprio".
Dr. Roberto Gava
Psicologo psicoterapeuta
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