Quando una coppia attraversa un momento di difficoltà, raramente il problema riguarda soltanto ciò per cui si discute.
Una frase, un silenzio, un ritardo, una richiesta, il tempo trascorso separatamente o un messaggio sul telefono possono assumere significati molto diversi per ciascuno dei partner. Ciò che per uno è bisogno di spazio, per l'altro può diventare distanza. Ciò che per uno è una richiesta di vicinanza, per l'altro può essere vissuto come pressione o controllo.
Con il tempo può accadere che non si reagisca più soltanto a ciò che l'altro fa, ma a ciò che quel comportamento significa ai nostri occhi.
È così che anche coppie che continuano a volersi bene possono ritrovarsi intrappolate in conflitti, incomprensioni e distanze che sembrano ripetersi sempre nello stesso modo.
La psicoterapia di coppia può aiutare a comprendere come si è costruita questa situazione, che cosa contribuisce a mantenerla e quali nuove possibilità possono diventare praticabili nella relazione.
Non è necessario arrivare a una crisi profonda per chiedere aiuto.
Alcune coppie arrivano in terapia dopo mesi o anni di conflitti. Altre perché avvertono una crescente distanza, hanno difficoltà a comunicare oppure si trovano ad affrontare un cambiamento importante.
Una psicoterapia di coppia può essere utile, per esempio, quando ci sono discussioni ricorrenti, gelosia e bisogno di controllo, difficoltà nella sessualità, perdita di intimità, tradimenti, divergenze rispetto a decisioni importanti o momenti di cambiamento che mettono alla prova gli equilibri costruiti nel tempo.
A volte il problema è apparentemente opposto: non si litiga quasi più, ma si è smesso anche di cercarsi davvero.
In altri casi entrambi desiderano migliorare la relazione, ma ogni tentativo sembra produrre esattamente ciò che si voleva evitare.
Molte difficoltà relazionali non si mantengono semplicemente perché uno dei due partner “sbaglia”.
Più spesso si costruisce progressivamente una circolarità nella quale il comportamento di ciascuno acquista significato alla luce del comportamento dell'altro.
Immaginiamo che una persona tema di non essere più importante per il partner. Può iniziare a cercare maggiori rassicurazioni, fare domande, chiedere spiegazioni o controllare maggiormente la relazione.
L'altro può vivere queste richieste come pressione e cominciare a prendere le distanze.
Quella distanza viene allora interpretata come conferma della paura iniziale e aumenta ulteriormente il bisogno di rassicurazione.
Si può creare così un circolo vizioso:
paura della distanza → richiesta di rassicurazioni → sensazione di pressione nell'altro → maggiore distanza → conferma della paura → nuove richieste di rassicurazione
A quel punto entrambi possono avere la sensazione che sia l'altro a creare il problema.
E, dal proprio punto di vista, entrambi possono avere perfettamente senso.
Uno degli aspetti centrali del lavoro di coppia consiste nel provare a comprendere come ciascun partner costruisce ciò che accade nella relazione.
Questo non significa stabilire che tutte le interpretazioni siano ugualmente corrette o che non esistano comportamenti problematici.
Significa cercare di capire perché un determinato comportamento assuma proprio quel significato per quella persona.
Un partner può vivere il bisogno di autonomia dell'altro come un segnale di disinteresse. L'altro può vivere le richieste di vicinanza come il rischio di perdere la propria libertà.
Se ciascuno osserva la situazione soltanto attraverso i propri occhi, il comportamento dell'altro può apparire incomprensibile, ingiustificato o deliberatamente ostile.
Comprendere il mondo dell'altro non significa necessariamente essere d'accordo con lui. Significa riuscire a vedere come, dal suo punto di vista, ciò che fa possa avere un senso.
Questa possibilità può già modificare profondamente il modo in cui una coppia affronta un conflitto.
Quando una coppia è in difficoltà si sente spesso dire che dovrebbe imparare a comunicare.
A volte è certamente utile modificare il modo in cui ci si parla. Ma limitarsi a suggerire di esprimersi con maggiore calma, ascoltare di più o evitare determinate parole può non essere sufficiente.
Se non comprendiamo che cosa è in gioco per ciascuno, possiamo imparare una modalità comunicativa apparentemente migliore continuando però a vivere la stessa minaccia.
Una persona può parlare con grande calma e continuare a cercare implicitamente la rassicurazione che non verrà abbandonata. L'altra può rispondere educatamente continuando a sentirsi intrappolata.
Il problema non riguarda quindi soltanto come si comunica, ma anche che cosa ciascuno sta cercando di ottenere, evitare o salvaguardare attraverso quella comunicazione.
Nelle relazioni è frequente che proprio le strategie utilizzate per proteggere la coppia contribuiscano involontariamente ad alimentare la difficoltà.
Chi teme di perdere l'altro può controllarlo.
Chi teme il conflitto può smettere di dire ciò che pensa.
Chi teme di essere ferito può diventare distante.
Chi desidera sentirsi importante può chiedere continuamente conferme.
Chi teme di essere soffocato può difendere sempre più rigidamente i propri spazi.
Ognuna di queste strategie può essere comprensibile. Ma il loro effetto sull'altro può produrre proprio la situazione che si voleva evitare.
A volte una relazione rimane bloccata non perché i partner non abbiano cercato di risolvere il problema, ma perché continuano a utilizzare soluzioni che finiscono per alimentarlo.
Riconoscere questi processi permette di spostare l'attenzione dalla ricerca del colpevole alla comprensione di ciò che accade tra le due persone.
Anche nella psicoterapia di coppia comprendere è importante, ma non basta.
Una coppia può riconoscere perfettamente il proprio schema e continuare a ripeterlo.
“Lo sappiamo: quando io faccio così, lui si chiude e io insisto ancora di più.”
Averlo capito non significa necessariamente riuscire a fare qualcosa di diverso quando la situazione si ripresenta.
Per questo il lavoro terapeutico non consiste soltanto nell'analizzare ciò che accade, ma può diventare un'occasione per sperimentare modi differenti di stare nella relazione.
Dire qualcosa che normalmente si tace. Ascoltare una frase senza attribuirle immediatamente il significato abituale. Esprimere una paura senza trasformarla in un'accusa. Mostrare una vulnerabilità senza sapere in anticipo come verrà accolta.
Sono esperienze che non possono essere sostituite semplicemente da una spiegazione.
Un nuovo modo di vivere la relazione diventa realmente possibile quando non è più soltanto qualcosa che abbiamo compreso, ma qualcosa di cui abbiamo potuto fare esperienza.
Una coppia non rimane uguale a se stessa.
La nascita di un figlio, un cambiamento professionale, una malattia, difficoltà economiche, l'uscita dei figli da casa o semplicemente il trascorrere degli anni possono modificare bisogni, ruoli, aspettative e possibilità.
Ciò che aveva funzionato in una fase della relazione può non funzionare più nella successiva.
A volte la crisi nasce proprio dal tentativo di continuare a vivere la relazione secondo regole che appartenevano a un momento diverso della storia della coppia.
Il lavoro terapeutico può allora aiutare a comprendere che cosa è cambiato e quali aspetti del rapporto hanno bisogno di essere rinegoziati.
Non necessariamente per recuperare esattamente la relazione di prima, ma per capire se sia possibile costruirne una che abbia senso per le persone che i due partner sono diventati.
Quando una coppia arriva in terapia, può esserci implicitamente l'aspettativa che il terapeuta stabilisca chi dei due vede correttamente la situazione.
Ma trasformare la terapia in un tribunale rischierebbe di riprodurre lo stesso conflitto che la coppia porta nella stanza.
Il lavoro non consiste nel distribuire torti e ragioni.
Si cerca piuttosto di comprendere come le posizioni dei due partner si siano costruite, come interagiscano tra loro e che cosa accada quando ciascuno cerca di fronteggiare il problema secondo il proprio modo di vederlo.
Questo non significa neutralizzare qualsiasi differenza o considerare accettabile qualunque comportamento. Responsabilità, confini e conseguenze delle proprie azioni rimangono importanti.
Significa però evitare che l'unica domanda diventi: “Chi dei due ha cominciato?”
Molto spesso è più utile chiedersi:
“Che cosa accade tra noi quando entriamo in questa situazione e che cosa facciamo entrambi che finisce per mantenerla?”
Iniziare una psicoterapia di coppia non significa assumere in partenza che la relazione debba continuare a ogni costo.
In alcune situazioni entrambi desiderano ritrovare vicinanza e costruire un rapporto diverso. In altre uno dei partner, o entrambi, non sanno più se desiderano continuare.
Anche questa incertezza può diventare oggetto del lavoro.
La terapia può offrire uno spazio in cui comprendere meglio ciò che ciascuno vive, ciò che è ancora possibile nella relazione e ciò che invece potrebbe non esserlo più.
L'obiettivo non è decidere al posto della coppia se restare insieme o separarsi, ma favorire le condizioni perché una scelta così importante possa essere affrontata con maggiore consapevolezza.
Quando la separazione diventa la scelta, il lavoro può riguardare anche il modo in cui attraversarla, soprattutto quando continuano a esistere responsabilità condivise, come nel caso dei figli.
Il primo colloquio permette di iniziare a comprendere che cosa ha portato la coppia a chiedere aiuto e come ciascun partner descrive la situazione.
Non è necessario arrivare con una versione condivisa del problema. Anzi, è frequente che le due persone abbiano spiegazioni molto differenti di ciò che sta accadendo.
Queste differenze non sono necessariamente un ostacolo.
Possono diventare una delle prime informazioni importanti per comprendere come ciascuno vede la relazione e che cosa si aspetta dall'altro.
Progressivamente si cerca di costruire una formulazione del problema che non cancelli le differenze, ma permetta di riconoscere la circolarità in cui la coppia si è trovata.
Da lì può iniziare il lavoro.
Una psicoterapia di coppia non dovrebbe avere come obiettivo quello di trasformare due persone in partner perfettamente compatibili, sempre capaci di capirsi e privi di conflitti.
Le differenze rimangono. Anche i momenti di incomprensione possono continuare a esistere.
Ciò che può cambiare è il modo in cui quelle differenze vengono vissute e affrontate.
Una richiesta può non essere più immediatamente interpretata come un'accusa. Un bisogno di spazio può non significare necessariamente rifiuto. Un disaccordo può non mettere in discussione l'intera relazione.
Quando diventa possibile vedere qualcosa di diverso nel comportamento dell'altro, possono diventare possibili anche risposte diverse.
E una relazione che sembrava avere soltanto due alternative — continuare a ripetere lo stesso conflitto oppure allontanarsi — può cominciare a ritrovare possibilità che prima non riuscivano più a essere viste.