Ci sono momenti in cui una difficoltà psicologica diventa abbastanza intensa da interferire con la vita quotidiana. Altre volte non c'è un problema facilmente definibile, ma la sensazione di essere bloccati in qualcosa che continua a ripetersi, nonostante i tentativi fatti per cambiarlo.
Ansia, paure, pensieri ossessivi, difficoltà nelle relazioni, perdita di motivazione o momenti di crisi possono assumere forme molto diverse. Anche persone che descrivono lo stesso problema possono viverlo in modi profondamente differenti.
Per questo una psicoterapia individuale non consiste semplicemente nell'applicare una tecnica a un sintomo o nel trovare una spiegazione generale di ciò che accade.
Il punto di partenza è comprendere il problema attraverso gli occhi della persona che lo sta vivendo: che significato assume nella sua esperienza, quando compare, che cosa la persona teme possa accadere e che cosa fa per cercare di affrontarlo.
È spesso proprio da questa comprensione che cominciano a emergere nuove possibilità.
Si può decidere di iniziare una psicoterapia quando una difficoltà provoca una sofferenza significativa o comincia a limitare alcune aree della propria vita.
Può accadere, per esempio, quando l'ansia porta a evitare determinate situazioni, quando le preoccupazioni occupano gran parte della giornata, quando pensieri e dubbi diventano difficili da interrompere oppure quando le relazioni sembrano riproporre continuamente gli stessi problemi.
Ma non è necessario aspettare che una difficoltà diventi particolarmente grave.
A volte ciò che porta a chiedere aiuto è la percezione che il proprio modo abituale di affrontare una situazione non funzioni più. Si continua a percorrere una strada conosciuta perché è quella che fino a quel momento si è saputo percorrere, anche quando non conduce più nella direzione desiderata.
La psicoterapia può allora diventare uno spazio in cui comprendere ciò che sta accadendo e provare a guardarlo da prospettive differenti.
Quando una persona arriva in psicoterapia ha spesso già cercato a lungo di risolvere la propria difficoltà.
Ha riflettuto, cercato spiegazioni, chiesto consigli. Può aver cercato di controllare ciò che prova, evitare determinate situazioni, rassicurarsi, distrarsi o sforzarsi di comportarsi diversamente.
Molti di questi tentativi sono comprensibili e possono dare un sollievo immediato. In alcune situazioni, però, proprio ciò che facciamo per cercare di risolvere un problema può contribuire involontariamente a mantenerlo.
Chi teme di avere un attacco di panico, per esempio, può cominciare a controllare continuamente le proprie sensazioni corporee. Chi teme il giudizio degli altri può preparare attentamente ogni parola o evitare di esporsi. Chi è tormentato da un dubbio può cercare ripetutamente rassicurazioni.
Nell'immediato questi comportamenti possono sembrare utili. Nel tempo, però, possono confermare implicitamente che ciò che temiamo sia davvero qualcosa da cui dobbiamo proteggerci.
Per questo in terapia non ci si limita a chiedere “Perché sto così?”, ma si cerca anche di comprendere:
“Che cosa continua a tenere in vita questa difficoltà?”
Questa domanda può cambiare profondamente il modo di guardare al problema.
Due persone possono avere entrambe paura di parlare davanti agli altri e vivere esperienze completamente differenti.
Una può temere di apparire incompetente. Un'altra di arrossire e rendere visibile la propria insicurezza. Un'altra ancora può vivere un errore come qualcosa che compromette l'immagine che desidera dare di sé.
Il comportamento osservabile può essere simile, ma ciò che è in gioco per quella persona può essere molto diverso.
Lo stesso vale per l'ansia, la gelosia, le ossessioni, la tristezza o le difficoltà relazionali.
Per questo il lavoro psicoterapeutico viene costruito a partire dalla persona e dal modo in cui organizza e dà significato alla propria esperienza, anziché soltanto dall'etichetta attribuita al problema.
Una diagnosi può essere utile per descrivere alcune caratteristiche della difficoltà, ma non esaurisce la comprensione della persona che la vive.
Comprendere il problema è importante, ma non sempre è sufficiente per cambiarlo.
Possiamo sapere perfettamente che una paura è eccessiva e continuare ad averne paura. Possiamo capire che non avremmo bisogno dell'approvazione degli altri e continuare a sentirci profondamente minacciati dal loro giudizio. Possiamo riconoscere un comportamento che ci fa soffrire e ritrovarci comunque a ripeterlo.
Il cambiamento non avviene soltanto quando comprendiamo qualcosa in modo diverso, ma quando possiamo farne un'esperienza diversa.
Per questo durante il percorso possono essere utilizzati modi di lavorare differenti a seconda della persona e del problema: dialogo terapeutico, osservazione di ciò che accade nella vita quotidiana, esperienze da provare tra un incontro e l'altro, tecniche di esposizione, esercizi immaginativi, metafore o altre modalità che permettano di esplorare concretamente nuove possibilità.
Non si tratta di applicare un insieme prestabilito di esercizi.
Una tecnica acquista significato quando permette alla persona di provare qualcosa che fino a quel momento sembrava difficile, pericoloso o addirittura impossibile.
Anche ciò che accade nella relazione con il terapeuta può diventare parte del lavoro.
Una persona abituata a temere il giudizio può aspettarsi di essere giudicata anche in terapia. Chi tende a non esprimere i propri bisogni può fare lo stesso durante le sedute. Chi teme di deludere gli altri può cercare di essere anche il “paziente giusto”, evitando di manifestare dubbi, disaccordo o difficoltà.
Questi modi di stare con gli altri non vengono considerati semplicemente degli errori da correggere. Spesso hanno avuto un significato e possono aver rappresentato, in altri momenti della vita, il modo migliore che la persona aveva trovato per affrontare determinate situazioni.
La relazione terapeutica può però offrire la possibilità di fare un'esperienza differente.
Non soltanto parlare di un nuovo modo di stare con gli altri, ma poterlo sperimentare all'interno di una relazione reale.
Non tutte le psicoterapie seguono lo stesso percorso e non esiste una sequenza di passaggi valida per chiunque.
All'inizio è importante comprendere che cosa sta portando la persona a chiedere aiuto, come vive il problema e quali cambiamenti desidera. Con il procedere degli incontri, alcune ipotesi possono essere confermate, altre riviste e possono emergere aspetti che inizialmente non erano evidenti.
Il percorso si costruisce quindi progressivamente.
Ci possono essere momenti dedicati soprattutto alla comprensione, altri in cui diventa importante provare qualcosa di diverso, altri ancora in cui è utile osservare ciò che è accaduto e rivedere insieme il significato dell'esperienza.
Comprendere, formulare delle ipotesi, provare, osservare e rivedere diventano parti di un processo che procede insieme alla persona.
Anche gli obiettivi possono modificarsi. A volte si arriva chiedendo semplicemente di eliminare un sintomo e, comprendendolo meglio, si scopre che quel sintomo è collegato a un modo più ampio di vivere determinate situazioni.
All'inizio della psicoterapia è naturale desiderare soprattutto che qualcosa smetta di farci stare male.
Con il tempo, però, il cambiamento può assumere un significato più ampio.
Una persona che evita molte situazioni per paura può non limitarsi a sentire meno ansia: può tornare a scegliere dove andare e cosa fare. Chi vive continuamente alla ricerca di rassicurazioni può scoprire di poter prendere decisioni senza avere prima la certezza assoluta di non sbagliare. Chi teme di esprimere ciò che desidera può iniziare a vivere le relazioni in modo meno condizionato dalla paura delle conseguenze.
In questo senso, stare meglio non significa necessariamente non provare più paura, tristezza, incertezza o vulnerabilità.
Significa poterle vivere senza che restringano continuamente ciò che possiamo fare, scegliere o diventare.
La difficoltà che aveva portato in terapia può così perdere progressivamente il potere di organizzare la vita della persona.
Non è possibile stabilire in anticipo una durata valida per tutti.
Dipende dal tipo di difficoltà, da quanto tempo è presente, dagli obiettivi del percorso e soprattutto da ciò che emerge durante il lavoro.
Alcuni problemi possono essere affrontati attraverso un percorso relativamente circoscritto. Altre situazioni richiedono un lavoro più ampio, perché coinvolgono modi di vivere se stessi e le relazioni che si sono costruiti e consolidati nel tempo.
La durata non dovrebbe però diventare qualcosa di indefinito per principio.
È utile poter tornare periodicamente agli obiettivi iniziali e chiedersi che cosa sta cambiando, che cosa rimane difficile e se il percorso sta continuando ad avere una direzione significativa per la persona.
Il primo colloquio è soprattutto un'occasione per iniziare a comprendere il problema e il motivo per cui la persona ha deciso di chiedere aiuto proprio in quel momento.
Non è necessario arrivare sapendo già spiegare perfettamente ciò che accade o avendo obiettivi completamente definiti.
Si parte da ciò che la persona porta: una difficoltà, un dubbio, un sintomo, una situazione che si ripete oppure semplicemente la sensazione che qualcosa nella propria vita abbia bisogno di essere compreso diversamente.
Da lì si può iniziare a costruire insieme una prima comprensione del problema e valutare quale percorso possa essere più utile.
La psicoterapia non ha lo scopo di indicare alla persona chi dovrebbe diventare. Può aiutarla a comprendere ciò che oggi restringe le sue possibilità e a fare esperienza di modi nuovi di affrontare ciò che prima sembrava non avere alternative.