Ognuno di noi ha un'immagine di se stesso. Sappiamo di avere determinate capacità, riconosciamo alcuni nostri limiti e attribuiamo un valore alle caratteristiche che ci contraddistinguono. Questa immagine influenza il modo in cui affrontiamo le situazioni, ci rapportiamo agli altri e interpretiamo ciò che ci accade.
Ci sono persone che riescono a riconoscere le proprie qualità anche dopo un insuccesso, mentre altre tendono a mettere in discussione il proprio valore di fronte a una critica o a un errore. Alcune affrontano nuove esperienze con relativa fiducia, altre esitano a lungo, temendo di non essere all'altezza.
Avere dubbi su se stessi è del tutto normale. Nessuno può sentirsi sicuro in ogni situazione o possedere tutte le capacità necessarie per affrontare qualsiasi difficoltà.
Il problema può nascere quando il modo in cui valutiamo noi stessi diventa così negativo o rigido da condizionare le nostre scelte e limitare le possibilità che ci concediamo.
Comprendere come si costruisce l'autostima e che cosa può alimentare l'insicurezza aiuta a riconoscere questi processi e a individuare modi differenti di affrontarli.
L'autostima riguarda il valore che attribuiamo a noi stessi e la valutazione complessiva che abbiamo della nostra persona.
Non coincide semplicemente con la fiducia nelle proprie capacità. Possiamo sentirci molto competenti in un determinato ambito e, allo stesso tempo, avere una considerazione negativa di noi stessi.
Una persona, per esempio, può essere preparata e apprezzata nel proprio lavoro, ma continuare a pensare di non valere abbastanza. Un'altra può riconoscere di avere difficoltà in alcune attività senza che questo comprometta la considerazione che ha di sé.
La fiducia nelle proprie capacità riguarda soprattutto ciò che pensiamo di poter fare; l'autostima riguarda più ampiamente il valore che attribuiamo a noi stessi.
I due aspetti sono collegati e possono influenzarsi reciprocamente, ma non sono la stessa cosa.
L'autostima, inoltre, non è una caratteristica fissa e immutabile. Può modificarsi nel corso della vita attraverso le esperienze, le relazioni e il modo in cui interpretiamo ciò che ci accade.
Avere una buona autostima non significa considerarsi superiori agli altri, non riconoscere i propri difetti o sentirsi sempre soddisfatti di sé.
Significa anche poter accettare di avere dei limiti, commettere errori e incontrare difficoltà senza arrivare a mettere in discussione il proprio valore come persona.
L'immagine di noi stessi si sviluppa gradualmente attraverso le esperienze che viviamo e le relazioni con le persone significative.
Fin dall'infanzia impariamo a conoscerci anche attraverso il modo in cui gli altri ci considerano, ci trattano e rispondono ai nostri comportamenti.
Ricevere incoraggiamento, sentirsi riconosciuti e avere la possibilità di sperimentare le proprie capacità può contribuire a sviluppare una considerazione positiva di sé.
Al contrario, esperienze frequenti di critica, svalutazione o confronto possono, in alcune circostanze, favorire un'immagine personale caratterizzata da insicurezza e sentimenti di inadeguatezza.
Ma non esiste un'unica origine della scarsa autostima.
Anche esperienze successive, come un fallimento professionale, una relazione difficile, un rifiuto o un periodo di cambiamento, possono influenzare il modo in cui una persona considera se stessa.
Ciò che conta non è soltanto quello che è accaduto, ma anche il significato che attribuiamo a quell'esperienza.
Due persone possono ricevere la stessa critica e viverla in modo molto diverso. Una può considerarla un'indicazione utile per migliorare; l'altra può interpretarla come la conferma di non essere abbastanza capace.
Nel tempo, alcune valutazioni possono diventare così abituali da trasformarsi in aspettative che accompagnano la persona nelle situazioni successive.
«Non sono abbastanza bravo.»
«Gli altri sono più capaci di me.»
«Se sbaglio, significa che non valgo abbastanza.»
Queste convinzioni possono influenzare non soltanto il modo in cui ci vediamo, ma anche le esperienze che scegliamo di affrontare.
L'insicurezza è un'esperienza comune, soprattutto nelle situazioni nuove, importanti o poco familiari.
Dubitare delle proprie capacità può aiutarci a riconoscere ciò che non sappiamo, prepararci meglio e valutare con attenzione le nostre decisioni.
Le difficoltà possono nascere quando il dubbio diventa così intenso da impedirci di agire.
Pensiamo a una persona che vorrebbe candidarsi per un nuovo lavoro, ma teme di non essere sufficientemente preparata. Continua a rimandare, cerca ulteriori informazioni, confronta le proprie capacità con quelle degli altri e alla fine decide di non inviare la candidatura.
Nell'immediato prova sollievo: non dovrà affrontare il colloquio e il rischio di essere rifiutata.
Ma rinunciando perde anche la possibilità di verificare le proprie capacità, fare esperienza e magari scoprire di poter affrontare quella situazione.
Qualcosa di simile può accadere nelle relazioni. Una persona può evitare di esprimere un'opinione per paura di essere giudicata, oppure rinunciare a conoscere qualcuno perché teme di non risultare interessante.
Nel tentativo di proteggersi da un possibile fallimento, finisce per rinunciare anche alle esperienze che potrebbero aiutarla a sentirsi più capace.
Può così instaurarsi un circolo nel quale l'insicurezza favorisce l'evitamento e l'evitamento, impedendo nuove esperienze, contribuisce a mantenere l'insicurezza.
Il modo in cui gli altri ci considerano può avere un'influenza importante sulla nostra autostima.
Essere apprezzati, ricevere riconoscimenti e sentirsi accettati sono esperienze significative. Il problema può nascere quando il valore che attribuiamo a noi stessi dipende eccessivamente dall'approvazione esterna.
Una persona può avere continuamente bisogno di sapere se ha fatto la scelta giusta, se il proprio lavoro è stato apprezzato o se gli altri hanno una buona opinione di lei.
Chiedere consigli e confrontarsi è del tutto normale. Ma se diventa difficile prendere una decisione senza ricevere una conferma, si può finire per dubitare sempre più delle proprie valutazioni.
La rassicurazione offre spesso un sollievo immediato, che però può durare poco.
Più abbiamo bisogno che siano gli altri a confermare il nostro valore, più può diventare difficile riconoscerlo autonomamente.
Qualcosa di simile può accadere attraverso il confronto continuo con le altre persone.
C'è sempre qualcuno che sembra più preparato, più brillante, più sicuro o più soddisfatto della propria vita.
Anche i social network possono accentuare questa esperienza, perché espongono frequentemente a immagini selezionate dei risultati e dei momenti positivi degli altri.
Il rischio è confrontare la complessità della propria esperienza, comprese difficoltà e insicurezze, con una rappresentazione parziale della vita altrui.
Il confronto può essere utile per imparare e individuare nuovi obiettivi, ma diventa limitante quando viene utilizzato soprattutto per stabilire quanto valiamo come persone.
L'insicurezza non si manifesta sempre attraverso esitazioni o rinunce.
A volte può accompagnarsi a un grande impegno, a un'elevata responsabilità e alla continua ricerca di risultati impeccabili.
Una persona può lavorare molto, prepararsi accuratamente e ottenere risultati importanti, ma continuare a sentirsi insoddisfatta.
Ogni errore assume un peso eccessivo. Un risultato positivo viene considerato normale, mentre una piccola imperfezione diventa la prova di non aver fatto abbastanza.
In questi casi, il valore personale può finire per dipendere eccessivamente dalle prestazioni.
«Se faccio tutto bene, posso sentirmi all'altezza. Se sbaglio, significa che non sono abbastanza capace.»
Il problema è che la perfezione rappresenta un obiettivo impossibile da mantenere costantemente.
Anche quando si raggiunge il risultato desiderato, la soddisfazione può durare poco: presto compare una nuova prova da superare.
Se dobbiamo continuamente dimostrare il nostro valore attraverso ciò che facciamo, ogni risultato rischia di diventare un esame e ogni errore una minaccia alla considerazione che abbiamo di noi stessi.
Il perfezionismo può così diventare un modo per cercare di controllare l'insicurezza, senza riuscire necessariamente a superarla.
È facile immaginare che le persone con una buona autostima non abbiano dubbi, non temano il giudizio degli altri e sappiano sempre che cosa fare.
In realtà, anche chi possiede una buona considerazione di sé può sentirsi insicuro, commettere errori o attraversare momenti nei quali mette in discussione le proprie capacità.
La differenza non sta necessariamente nell'assenza di insicurezza, ma nel significato che attribuiamo a queste esperienze.
Un errore può indicare che dobbiamo imparare qualcosa, che abbiamo valutato male una situazione o che non possediamo ancora determinate capacità. Non deve necessariamente diventare un giudizio sull'intera persona.
Allo stesso modo, possiamo desiderare di migliorare senza considerare ciò che siamo oggi insufficiente o privo di valore.
Avere una buona autostima non significa sentirsi sempre capaci, ma poter riconoscere il proprio valore anche nei momenti in cui incontriamo difficoltà, commettiamo errori o non riusciamo a raggiungere ciò che desideriamo.
Forse è proprio da questa possibilità che può nascere una maggiore libertà: quella di scegliere, provare e affrontare nuove esperienze senza dover continuamente dimostrare di essere all'altezza.
Quando una persona ha poca fiducia in se stessa, spesso pensa che dovrebbe prima sentirsi più sicura e soltanto dopo affrontare le situazioni che teme.
«Quando sarò più sicuro, riuscirò a parlare davanti agli altri.»
«Quando avrò più fiducia in me stesso, prenderò quella decisione.»
«Quando smetterò di dubitare, proverò a fare qualcosa di nuovo.»
Ma la fiducia nelle proprie capacità non nasce necessariamente prima dell'esperienza.
Spesso si sviluppa proprio attraverso ciò che facciamo, i problemi che affrontiamo e le occasioni nelle quali scopriamo di poter gestire situazioni che inizialmente sembravano troppo difficili.
Questo non significa costringersi ad affrontare qualsiasi paura o pretendere cambiamenti immediati.
Può essere più utile iniziare da piccoli passi, scegliendo esperienze realistiche e sostenibili.
Una persona che fatica a esprimere la propria opinione può cominciare a farlo in situazioni relativamente semplici. Chi teme di sbagliare può provare a portare a termine un compito senza controllarlo ripetutamente. Chi cerca continuamente rassicurazioni può sperimentare, gradualmente, la possibilità di prendere alcune decisioni in autonomia.
Ma sviluppare una maggiore autostima non significa soltanto acquisire nuove capacità o diventare più sicuri nelle proprie prestazioni.
Significa anche modificare il modo in cui consideriamo noi stessi di fronte agli errori, ai limiti e alle difficoltà.
Possiamo non riuscire in qualcosa senza essere persone incapaci. Possiamo ricevere un rifiuto senza concludere di non meritare di essere apprezzati. Possiamo riconoscere che qualcuno possiede qualità che noi non abbiamo senza sentirci per questo inferiori.
Il nostro valore personale non deve necessariamente essere rimesso in discussione ogni volta che qualcosa non va come vorremmo.
Questo cambiamento non si ottiene semplicemente ripetendosi frasi positive, ma può svilupparsi attraverso nuove esperienze e modi differenti di interpretare ciò che viviamo.
Un percorso psicologico può essere utile quando l'insicurezza o una considerazione negativa di sé condizionano in modo significativo le scelte, le relazioni o la possibilità di perseguire obiettivi importanti.
Può accadere, per esempio, quando si rinuncia frequentemente alle opportunità per paura di fallire, si dipende eccessivamente dal giudizio degli altri oppure si vive ogni errore come una conferma della propria inadeguatezza.
Il lavoro psicologico può aiutare a comprendere come si è sviluppata l'immagine di sé, quali esperienze contribuiscono a mantenerla e quali comportamenti, pur offrendo protezione nell'immediato, finiscono per alimentare l'insicurezza.
A seconda delle esigenze della persona, possono essere utilizzati interventi differenti per affrontare l'autocritica, il perfezionismo, l'evitamento o il bisogno continuo di approvazione.
Il cambiamento non consiste necessariamente nel convincersi di essere persone straordinarie o nel sostituire ogni dubbio con una certezza positiva.
Può significare imparare a riconoscere le proprie capacità e i propri limiti in modo più equilibrato, affrontare nuove esperienze e attribuire agli errori un significato meno minaccioso.