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CRESCITA PERSONALE

Difficoltà a prendere decisioni: la paura di sbagliare e il bisogno di essere sicuri

«Ogni scelta apre una possibilità, ma ne lascia inevitabilmente altre alle spalle. A volte è proprio questo che rende così difficile decidere.»
Una bussola appoggiata su una mappa evoca la ricerca di una direzione e l'incertezza che può accompagnare le decisioni importanti.

Una persona riceve una proposta di lavoro interessante. Le condizioni sembrano buone, l'attività potrebbe offrirle nuove opportunità e il cambiamento rappresenterebbe un passo importante.

Eppure, non riesce a decidere.

Da una parte immagina i vantaggi della nuova esperienza. Dall'altra comincia a interrogarsi su tutto ciò che potrebbe andare storto.

«E se poi non mi trovassi bene? E se il lavoro attuale fosse migliore? E se stessi rinunciando a qualcosa che in futuro potrei rimpiangere?»

Chiede consiglio ad amici e familiari, confronta le condizioni, cerca informazioni. Per qualche momento sembra aver raggiunto una conclusione, ma poco dopo compare un nuovo dubbio.

Anche quando finalmente decide, continua a chiedersi se abbia fatto la scelta giusta.

Situazioni simili possono riguardare il lavoro, le relazioni, gli studi, gli acquisti o le decisioni della vita quotidiana.

Per alcune persone, anche scegliere come trascorrere un fine settimana può diventare complicato.

Il problema non è necessariamente la mancanza di alternative, ma la difficoltà ad accettare che ogni decisione comporti una parte di incertezza.


Perché prendere decisioni può essere così difficile?


Decidere significa scegliere una possibilità tra quelle che riusciamo a immaginare.

Prima di farlo, cerchiamo di anticipare ciò che potrebbe accadere: valutiamo i vantaggi, consideriamo i rischi e proviamo a capire quale alternativa sia più adatta ai nostri desideri.

Questo processo è naturale e spesso utile.

Le difficoltà emergono quando la persona sente di dover prevedere con precisione tutte le conseguenze della propria scelta.

Vorrebbe sapere in anticipo se sarà soddisfatta, se incontrerà problemi, se cambierà idea o se un'altra possibilità si rivelerà migliore.

Ma molte conseguenze possono essere conosciute soltanto attraverso l'esperienza.

Possiamo raccogliere informazioni, riflettere e confrontare le alternative, senza riuscire a eliminare completamente l'incertezza.

Prendere una decisione non significa sapere con certezza che cosa accadrà, ma scegliere sulla base di ciò che possiamo conoscere e immaginare in quel momento.

Per chi vive l'incertezza come particolarmente minacciosa, questa condizione può diventare difficile da accettare.


La paura di sbagliare


Una delle ragioni più frequenti dell'indecisione è la paura di commettere errori.

Per alcune persone, una scelta sbagliata non rappresenta soltanto un'esperienza spiacevole o una difficoltà da affrontare.

Può assumere un significato molto più ampio.

«Se sbaglio, significa che non sono capace di prendere buone decisioni.»

Oppure:

«Se faccio la scelta sbagliata, potrei rovinare qualcosa di importante e non riuscire più a rimediare.»

In queste situazioni, la decisione diventa una prova delle proprie capacità o del proprio valore personale.

La persona può sentirsi responsabile non soltanto di scegliere con attenzione, ma anche di garantire che il risultato sia quello desiderato.

Di conseguenza, aumenta il bisogno di controllare ogni dettaglio.

Si confrontano continuamente le alternative, si cercano nuove informazioni e si immaginano possibili conseguenze negative.

La riflessione, inizialmente utile, può trasformarsi in una ricerca senza fine.

Più la persona sente di non potersi permettere un errore, più diventa difficile scegliere.

Il tentativo di evitare una decisione sbagliata finisce così per ostacolare la possibilità stessa di decidere.


Il bisogno di trovare la scelta perfetta


Non sempre la difficoltà nasce dalla paura di conseguenze gravi.

A volte è legata alla convinzione che, tra tutte le alternative disponibili, ne esista una migliore delle altre e che sia necessario individuarla.

Pensiamo a chi deve acquistare un oggetto.

Confronta prezzi, caratteristiche e recensioni. Ogni volta che sembra aver trovato la soluzione adatta, scopre un'altra possibilità.

Forse costa meno. Forse è più affidabile. Forse sarebbe meglio aspettare.

La ricerca continua, anche quando le differenze tra le alternative sono ormai poco rilevanti.

La persona non vuole semplicemente compiere una buona scelta: vuole essere sicura di aver individuato la migliore.

Questo atteggiamento può riguardare anche decisioni importanti, come scegliere un percorso di studi o un lavoro.

Ma la scelta perfetta spesso non esiste.

Le alternative possono offrire vantaggi differenti e nessuna garantisce una soddisfazione completa.

Cercare sempre la soluzione migliore può impedirci di riconoscere una soluzione sufficientemente buona.


La paura di rinunciare alle alternative


Ogni decisione comporta una rinuncia.

Scegliere un lavoro significa non accettarne un altro. Intraprendere un percorso significa dedicare tempo ed energie a quella direzione, lasciandone altre sullo sfondo.

Per alcune persone, questa rinuncia è particolarmente difficile.

Finché non decidono, possono continuare a immaginare tutte le possibilità come ancora disponibili.

Una volta effettuata la scelta, invece, alcune alternative diventano meno accessibili.

L'indecisione può allora rappresentare un modo per mantenerle aperte.

«Se non scelgo ancora, non rischio di perdere quella che potrebbe essere l'occasione migliore.»

Ma anche non decidere può avere conseguenze.

Le opportunità possono cambiare, il tempo passa e altre persone possono prendere decisioni che modificano la situazione.

Si crea così un paradosso: nel tentativo di non perdere nessuna possibilità, la persona rischia di rinunciare a sperimentarne concretamente qualcuna.

Non scegliere può sembrare un modo per evitare le conseguenze di una decisione, ma spesso diventa esso stesso una scelta, anche se non pienamente riconosciuta come tale.


La trappola della ricerca di certezza


Chi fatica a decidere può cercare di tranquillizzarsi raccogliendo continuamente informazioni o chiedendo consiglio agli altri.

Confrontarsi con persone fidate è spesso utile. Può permettere di considerare aspetti trascurati e vedere una situazione da prospettive differenti.

Il problema emerge quando il confronto non serve più ad ampliare la comprensione, ma a ottenere una certezza che la persona non riesce a raggiungere.

Per esempio, dopo aver scelto un percorso universitario, uno studente può chiedere ripetutamente ai familiari se abbia fatto bene.

Le risposte positive lo rassicurano, ma soltanto per poco.

«E se mi dicessero così soltanto per incoraggiarmi? E se non avessero considerato tutti gli aspetti?»

Il dubbio ritorna e la persona sente il bisogno di chiedere nuovamente conferma.

Può così instaurarsi un circolo vizioso:

Dubbio → ricerca di informazioni o rassicurazioni → sollievo momentaneo → nuova incertezza → ulteriori verifiche.

Ogni controllo sembra avvicinare alla decisione definitiva, ma può anche suggerire che le informazioni precedenti non fossero sufficienti.

La persona finisce per fidarsi sempre meno della propria capacità di valutare.

Il tentativo di raggiungere una sicurezza assoluta può alimentare proprio l'incertezza che si cerca di eliminare.


Decidere e continuare a dubitare


Per alcune persone, la difficoltà non termina nel momento in cui viene presa una decisione.

Anche dopo aver scelto, continuano a confrontare le alternative e a immaginare che cosa sarebbe potuto accadere scegliendo diversamente.

Una persona accetta un nuovo lavoro, ma ogni difficoltà viene interpretata come il possibile segnale di aver commesso un errore.

Una giornata faticosa diventa l'occasione per pensare:

«Forse avrei dovuto rimanere dov'ero.»

Se invece incontra un aspetto positivo, può tranquillizzarsi temporaneamente.

La valutazione della scelta cambia continuamente in relazione a ciò che accade.

In questo modo, la decisione non viene mai considerata davvero conclusa.

È importante distinguere questo comportamento dalla normale possibilità di rivedere le proprie scelte.

Cambiare idea può essere utile quando emergono informazioni nuove o quando una situazione non corrisponde più ai propri bisogni.

Diverso è continuare a rimettere in discussione una decisione senza elementi sostanzialmente nuovi, cercando soprattutto di eliminare il dubbio o il timore del rimpianto.

Una scelta non deve essere confermata continuamente per poter essere vissuta.

A volte è necessario concedersi il tempo di conoscere ciò che abbiamo scelto, senza confrontarlo a ogni difficoltà con tutte le alternative immaginate.


Affrontare la difficoltà di prendere decisioni


Per affrontare l'indecisione non basta sempre imparare a valutare meglio i vantaggi e gli svantaggi.

Questa capacità è certamente importante, ma alcune persone sanno già analizzare le alternative in modo molto accurato.

La difficoltà riguarda piuttosto il momento in cui devono interrompere la valutazione e assumersi la responsabilità di scegliere.

Un primo passo può essere distinguere le decisioni che richiedono un'attenta riflessione da quelle per le quali è sufficiente una valutazione più semplice.

Non tutte le scelte hanno la stessa importanza e non tutte meritano la stessa quantità di tempo ed energie.

Può essere utile anche riconoscere quando la ricerca di informazioni continua a offrire elementi nuovi e quando, invece, diventa un tentativo di rassicurarsi.

Un altro aspetto riguarda il significato attribuito all'errore.

Se una decisione sbagliata viene vissuta come una dimostrazione di incapacità, scegliere diventa inevitabilmente più difficile.

Può essere importante sperimentare che una scelta può non produrre il risultato desiderato senza per questo definire il valore della persona che l'ha compiuta.

Inoltre, non sempre è necessario sentirsi completamente sicuri prima di decidere.

Si può scegliere riconoscendo i dubbi, valutando ciò che si conosce e accettando che alcune conseguenze rimangano imprevedibili.

Per alcune persone può essere utile iniziare dalle decisioni quotidiane, limitando il tempo dedicato ai confronti e osservando che cosa accade senza tornare continuamente sulla scelta effettuata.

Queste esperienze possono favorire una maggiore fiducia nella propria capacità di affrontare anche gli esiti imprevisti.

L'obiettivo non è diventare persone che non hanno mai dubbi.

È imparare a scegliere senza pretendere di eliminare ogni possibilità di errore o di rimpianto.


Il contributo della psicoterapia


La difficoltà di prendere decisioni può diventare un problema significativo quando limita l'autonomia, ostacola progetti importanti o provoca ansia e sofferenza persistenti.

In queste situazioni, un percorso psicoterapeutico può aiutare a comprendere che cosa renda la scelta così difficile.

Per qualcuno può essere centrale la paura di sbagliare.

Per altri, il timore di deludere le aspettative familiari, di essere giudicati o di assumersi la responsabilità delle conseguenze.

Altre persone possono vivere la decisione come una rinuncia intollerabile alle alternative oppure sentire il bisogno di continue rassicurazioni.

In alcuni casi, l'indecisione può essere collegata a problemi d'ansia, depressione o processi ossessivi, che richiedono una valutazione specifica.

Il lavoro psicoterapeutico non consiste nel decidere al posto della persona o nell'indicarle quale alternativa sia migliore.

Significa aiutarla a comprendere il significato che attribuisce alle proprie scelte, riconoscere ciò che alimenta i dubbi e sperimentare modi diversi di affrontare l'incertezza.

Attraverso nuove esperienze, la persona può scoprire di essere capace non soltanto di prendere decisioni, ma anche di affrontarne le conseguenze, correggere la direzione e rivedere i propri progetti quando necessario.

La fiducia nelle proprie decisioni non nasce necessariamente dalla certezza di scegliere sempre bene, ma anche dalla scoperta di poter affrontare ciò che accade dopo aver scelto.

«Scegliere significa accettare che non possiamo conoscere in anticipo tutte le conseguenze delle nostre decisioni. Possiamo riflettere, confrontare le alternative e cercare di comprendere ciò che desideriamo, ma arriva un momento in cui soltanto l'esperienza può dirci qualcosa di più. Forse la libertà di scegliere non consiste nel trovare sempre la strada giusta, ma nel riconoscere che possiamo percorrere una strada, imparare da ciò che incontriamo e, se necessario, cambiare direzione.»
Dr. Roberto Gava
Psicologo psicoterapeuta
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