Ci sono periodi in cui anche le attività più semplici sembrano richiedere uno sforzo eccessivo.
Ci si sveglia al mattino con una serie di cose da fare, ma si continua a rimandare. Un progetto che un tempo suscitava entusiasmo non interessa più come prima. Anche le occasioni piacevoli vengono accolte con indifferenza.
A volte la persona sa perfettamente che cosa vorrebbe fare. Ha obiettivi, impegni e desideri, ma non riesce a trovare la spinta per iniziare.
Altre volte è proprio la direzione a mancare: nulla sembra abbastanza importante da giustificare l'impegno necessario.
«Vorrei fare qualcosa, ma non ne ho voglia. E più passa il tempo, meno riesco a capire che cosa voglio davvero.»
Questa esperienza viene comunemente descritta come mancanza di motivazione, ma dietro la stessa difficoltà possono esserci situazioni molto diverse.
C'è chi vorrebbe cambiare qualcosa nella propria vita, ma teme di non riuscirci. Chi si sente stanco dopo un lungo periodo di impegni. Chi ha perso interesse per attività che prima considerava importanti. E chi, dopo ripetute delusioni, fatica a immaginare che un nuovo tentativo possa portare a qualcosa di diverso.
Non sempre il problema è non avere voglia di fare qualcosa. A volte è non riuscire più a vedere un motivo sufficientemente significativo per farlo.
La motivazione comprende i processi che orientano e sostengono il nostro comportamento verso determinati obiettivi.
Ci aiuta a scegliere che cosa fare, a iniziare un'attività e a continuare anche quando incontriamo difficoltà.
Non dipende soltanto dalla forza di volontà.
Una persona può impegnarsi molto in un'attività che considera importante e trovare invece estremamente faticoso dedicarsi a qualcosa che percepisce come inutile.
Pensiamo a chi riesce a trascorrere ore concentrato su un interesse personale, ma fatica a dedicare pochi minuti a un compito che sente imposto.
La differenza non riguarda necessariamente la capacità di impegnarsi, ma il significato attribuito alle due esperienze.
Inoltre, non tutte le attività vengono svolte perché ci piacciono. Possiamo essere motivati anche dalla necessità di raggiungere un risultato, rispettare un impegno, evitare una conseguenza indesiderata o prenderci cura di qualcuno.
La motivazione, quindi, non coincide semplicemente con l'entusiasmo o il piacere.
Possiamo desiderare un risultato senza provare interesse per ogni attività necessaria a raggiungerlo. E possiamo continuare a impegnarci anche nei momenti in cui la voglia diminuisce.
La motivazione non è una caratteristica stabile che una persona possiede oppure non possiede. Cambia in relazione agli obiettivi, alle aspettative, alle esperienze e al significato che attribuiamo a ciò che facciamo.
La perdita di motivazione non ha un'unica spiegazione.
In alcuni casi compare dopo un periodo di stress prolungato. Le richieste quotidiane diventano così numerose che anche le attività abituali sembrano richiedere energie difficili da trovare.
Una persona può arrivare a considerare qualsiasi nuovo impegno come un peso, comprese le occasioni che normalmente le procurerebbero piacere.
In altre situazioni, la demotivazione segue una delusione o una serie di tentativi che non hanno prodotto i risultati sperati.
Chi ha investito molto in un progetto senza ottenere ciò che desiderava può iniziare a chiedersi se valga la pena continuare.
«Ho già provato tante volte. Perché questa volta dovrebbe andare diversamente?»
L'esperienza passata diventa così il riferimento attraverso il quale vengono anticipate anche le possibilità future.
Altre volte la difficoltà nasce da un cambiamento personale. Obiettivi che in passato sembravano importanti possono perdere significato, mentre nuove direzioni non sono ancora sufficientemente chiare.
La persona può continuare a svolgere le proprie attività, ma senza riconoscervi più qualcosa che la coinvolga.
Esistono poi situazioni in cui la mancanza di motivazione si accompagna a una sofferenza psicologica più ampia.
Una perdita persistente di interesse o piacere, soprattutto se riguarda quasi tutte le attività ed è associata a umore depresso, forte affaticamento, alterazioni del sonno o altre difficoltà significative, può essere un sintomo di depressione. Anche condizioni mediche, disturbi del sonno e altri problemi possono contribuire alla riduzione delle energie e dell'iniziativa.
La mancanza di motivazione non è quindi una diagnosi e non dovrebbe essere interpretata automaticamente come pigrizia o scarsa volontà.
Per comprenderla è importante considerare la situazione complessiva della persona e il modo in cui sta vivendo le proprie esperienze.
A volte quella che appare come mancanza di motivazione nasconde una difficoltà diversa: la paura di fallire.
Una persona può desiderare di cambiare lavoro, iniziare un corso o realizzare un progetto personale, ma continuare a rimandare.
Dall'esterno può sembrare disinteressata o poco determinata.
In realtà, potrebbe attribuire a quel tentativo un significato particolarmente importante.
«Se ci provo e non ci riesco, avrò la conferma di non essere abbastanza capace.»
In questo caso, iniziare non significa soltanto affrontare un'attività. Significa esporsi alla possibilità di ottenere un risultato che potrebbe mettere in discussione l'immagine che la persona ha di sé.
Rimandare permette di evitare temporaneamente questa eventualità.
Finché il progetto rimane un'intenzione, è ancora possibile immaginare di poterlo realizzare. Mettersi alla prova, invece, significa confrontarsi con risultati che potrebbero deludere le aspettative.
Si può così creare una trappola: per proteggersi dalla possibilità di fallire, la persona rinuncia proprio alle esperienze che potrebbero aiutarla a scoprire le proprie capacità.
Con il tempo, la rinuncia può diventare un'ulteriore ragione di scoraggiamento.
«Non riesco mai a portare avanti niente.»
La difficoltà iniziale finisce così per alimentare un'immagine di sé sempre più negativa.
In queste situazioni, cercare semplicemente di aumentare la motivazione potrebbe essere poco utile. Prima può essere necessario comprendere che cosa rappresenti il fallimento e perché il risultato di un tentativo venga vissuto come una valutazione del proprio valore personale.
Non tutte le difficoltà motivazionali dipendono dalla paura o dallo scoraggiamento.
Talvolta una persona continua a perseguire obiettivi che non sente più veramente propri.
Può aver scelto un percorso per soddisfare le aspettative familiari, ottenere approvazione, dimostrare il proprio valore o raggiungere una posizione considerata desiderabile.
Per molto tempo queste ragioni possono sostenere l'impegno.
Poi, però, qualcosa cambia.
La persona raggiunge risultati importanti, ma non prova la soddisfazione che immaginava. Oppure continua a impegnarsi, sentendo crescere una stanchezza che non riesce a spiegare.
«Ho fatto tutto quello che dovevo fare. Eppure non capisco più perché lo sto facendo.»
Pensiamo a chi ha dedicato molti anni alla propria carriera e, a un certo punto, si accorge che ciò che un tempo rappresentava un traguardo è diventato soprattutto un insieme di obblighi.
Può essere difficile riconoscere questo cambiamento, soprattutto se mettere in discussione gli obiettivi raggiunti significa rivedere scelte importanti o deludere le aspettative degli altri.
La persona può allora cercare di recuperare la motivazione imponendosi maggiore disciplina, nuovi traguardi o ulteriori impegni.
Ma il problema potrebbe non essere la quantità di sforzo.
Potrebbe essere la direzione.
A volte ritrovare la motivazione non significa impegnarsi di più nella stessa direzione, ma riconoscere che quella direzione non corrisponde più a ciò che desideriamo.
In questi casi, il cambiamento può iniziare interrogandosi su ciò che conta davvero, sulle aspettative che guidano le proprie scelte e sulle possibilità che fino a quel momento non erano state considerate.
Una convinzione piuttosto diffusa è che, per iniziare qualcosa, sia necessario sentirsi prima motivati.
Si aspetta il momento giusto, quello in cui comparirà finalmente la voglia di agire.
Ma quel momento può continuare a non arrivare.
Immaginiamo una persona che abbia smesso di praticare attività fisica.
Vorrebbe ricominciare, ma ogni volta si sente stanca, poco interessata o convinta che non riuscirà a essere costante.
Decide quindi di aspettare di sentirsi più motivata.
Nel frattempo, però, perde le occasioni di sperimentare il piacere, la soddisfazione o il senso di efficacia che l'attività potrebbe offrirle.
Si può instaurare un circolo vizioso:
Poca motivazione → rinuncia alle attività → minori occasioni di soddisfazione → maggiore passività → ulteriore riduzione della motivazione.
Con il tempo, le giornate possono diventare progressivamente più vuote o ripetitive.
Diminuiscono le occasioni di incontrare persone, sperimentare qualcosa di nuovo, affrontare piccole difficoltà e ottenere soddisfazioni.
La persona può iniziare a considerarsi pigra, incapace o priva di interessi.
Questa immagine di sé influenza il modo in cui anticipa le esperienze future.
«Tanto so già che non porterò a termine nemmeno questa cosa.»
Di fronte a una nuova possibilità, lo scoraggiamento compare ancora prima di iniziare.
La rinuncia sembra confermare ciò che la persona pensa di sé, rendendo sempre meno probabile un nuovo tentativo.
La difficoltà non consiste più soltanto nel trovare la motivazione, ma nel riuscire a immaginare se stessi come persone capaci di interessarsi, scegliere e agire diversamente.
È proprio questo progressivo restringimento delle possibilità a rendere talvolta il problema così persistente.
Non sempre, infatti, la motivazione precede l'azione.
A volte è attraverso l'esperienza che possiamo ritrovare interesse, fiducia e desiderio di continuare.
Non esiste una tecnica valida per tutte le situazioni, perché la motivazione può venir meno per ragioni differenti.
Un primo passo consiste nel comprendere che cosa sta accadendo.
La persona è stanca? Ha paura di fallire? Si sente scoraggiata da esperienze precedenti? Sta perseguendo obiettivi che non considera più significativi? Oppure ha progressivamente rinunciato ad attività che potrebbero offrirle nuove soddisfazioni?
A seconda della risposta, possono essere utili percorsi diversi.
Se la mancanza di motivazione porta a rinunciare progressivamente alle attività, può essere importante ripartire da piccoli passi concreti, senza aspettarsi di ritrovare subito l'entusiasmo o la costanza di un tempo.
Per esempio, chi desidera tornare a leggere potrebbe iniziare dedicando pochi minuti a un libro, senza imporsi di terminare un determinato numero di pagine.
L'obiettivo iniziale non è dimostrare di essere diventati persone più disciplinate, ma creare un'occasione per sperimentare nuovamente un'attività.
Se invece prevale la paura di fallire, può essere utile rivedere il significato attribuito ai risultati.
Un tentativo non deve necessariamente trasformarsi in una prova definitiva delle proprie capacità.
Può diventare un'esperienza attraverso la quale conoscere meglio le difficoltà, le risorse e le possibilità personali.
Quando gli obiettivi hanno perso significato, può essere necessario fermarsi a considerare quali desideri e priorità orientino ancora le proprie scelte.
In altri casi, il cambiamento può richiedere di recuperare energie, ridurre richieste eccessive o modificare condizioni di vita diventate troppo faticose.
Un elemento comune a queste situazioni è la possibilità di creare nuove esperienze anziché cercare soltanto nuove ragioni per convincersi ad agire.
Non sempre riusciamo a capire in anticipo che cosa potrebbe interessarci.
Talvolta è necessario incontrare situazioni diverse, sperimentare attività e osservare ciò che accade.
Questo non significa obbligarsi continuamente a fare qualcosa.
Significa riconoscere che aspettare di sentirsi pronti può impedirci di scoprire possibilità che non riusciamo ancora a immaginare.
Può essere utile rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta quando la mancanza di motivazione persiste, provoca sofferenza o limita significativamente la vita personale, lavorativa e relazionale.
Un percorso psicoterapeutico non consiste semplicemente nell'incoraggiare la persona a impegnarsi di più.
Significa comprendere come interpreta se stessa e le proprie possibilità, quali esperienze hanno contribuito allo scoraggiamento e che cosa mantiene la difficoltà nel presente.
Per qualcuno può essere importante affrontare la paura del fallimento.
Per altri, riconoscere aspettative eccessive o recuperare attività progressivamente abbandonate.
Per altri ancora, il lavoro può riguardare la possibilità di immaginare un futuro diverso da quello che fino a quel momento sembrava l'unico possibile.
La psicoterapia può aiutare a riconoscere i significati personali attribuiti agli obiettivi, alle difficoltà e ai risultati, ma anche a sperimentare concretamente modi diversi di affrontare le situazioni.
Il cambiamento non avviene necessariamente attraverso una decisione improvvisa.
Spesso prende forma attraverso esperienze graduali, nelle quali la persona scopre di poter affrontare situazioni che anticipava come troppo difficili, inutili o prive di significato.
Ritrovare la motivazione può significare, prima di tutto, ritrovare nuove possibilità di scelta.