Quando una persona arriva nel mio studio, uno dei primi obiettivi è cercare di comprendere insieme come funziona il problema che sta vivendo.
Cerco di capire che cosa accade, che cosa la persona teme, come vive e interpreta la situazione, che cosa fa per affrontarla e quali conseguenze producono i suoi tentativi di soluzione.
Non si tratta quindi soltanto di dare un nome al problema, ma di comprendere come prende forma nell'esperienza di quella particolare persona.
Quando stiamo male è naturale chiederci perché. Conoscere la storia della persona può essere importante per comprendere come alcuni modi di affrontare le situazioni si siano sviluppati nel tempo. Ma considero altrettanto importante capire come funziona quella difficoltà oggi.
Molte strategie che utilizziamo quando stiamo male hanno un loro senso. Possiamo evitare ciò che ci spaventa, cercare rassicurazioni quando siamo incerti o controllare quando temiamo di sbagliare. Sono modi attraverso i quali cerchiamo di fronteggiare ciò che stiamo vivendo, ma ciò che offre sollievo nell'immediato può talvolta contribuire a mantenere la difficoltà nel tempo.
Evitare, per esempio, può ridurre l'ansia, ma anche impedire di scoprire che cosa sarebbe accaduto affrontando quella situazione. È un po' come restringere progressivamente il territorio nel quale ci sentiamo al sicuro: troviamo sollievo, ma lo spazio nel quale possiamo muoverci diventa sempre più piccolo.
Comprendere questi processi di mantenimento aiuta a capire che cosa continua ad alimentare la difficoltà e dove può diventare possibile intervenire.
Questa comprensione non è qualcosa che lo psicologo possiede e comunica alla persona dall'esterno. Cerco piuttosto di costruire insieme a lei un'ipotesi che permetta di dare un senso a ciò che sta accadendo e nella quale possa riconoscersi:
“Sì, è proprio quello che mi succede.”
È una mappa provvisoria, che ci permette di orientarci e che può essere modificata alla luce di ciò che emerge durante il percorso.
Per questo non esiste una procedura identica per tutti. Comprendere come funziona quella specifica difficoltà permette di individuare i punti sui quali può diventare possibile lavorare per costruire qualcosa di diverso.
Comprendere un problema può aiutarci a vedere la strada, ma vedere una strada non significa ancora averla percorsa.
A un certo punto del percorso, ciò che abbiamo compreso può diventare il punto di partenza per provare qualcosa di nuovo.
Possiamo chiederci, per esempio:
Che cosa accadrebbe se questa volta non controllassi nuovamente?
Che cosa succederebbe se aspettassi prima di chiedere rassicurazioni?
Che cosa potrei scoprire se affrontassi gradualmente quella situazione invece di evitarla?
Che cosa accadrebbe se questa volta affrontassi la situazione in modo diverso?
Una possibilità può essere inizialmente esplorata durante il colloquio e successivamente sperimentata nella vita quotidiana.
Non sappiamo necessariamente in anticipo quale sarà il risultato.
Ed è proprio per questo che considero importante osservare ciò che accade, anziché stabilire semplicemente ciò che dovrebbe accadere.
A volte è proprio facendo un'esperienza diversa che qualcosa che avevamo compreso soltanto con le parole comincia ad assumere un significato nuovo.
Le ipotesi costruite insieme orientano il percorso e vengono confrontate con l'esperienza della persona.
Ciò che accade durante il percorso può permetterci di comprendere meglio alcuni aspetti del problema, cogliere significati che inizialmente non erano emersi e aprire possibilità che prima non erano state considerate.
Le ipotesi possono così essere approfondite, ampliate o riformulate alla luce delle nuove esperienze.
Comprensione ed esperienza si influenzano reciprocamente durante tutto il percorso.
Il mio modo di lavorare non consiste quindi nell'applicare una tecnica a un sintomo.
Le tecniche possono essere utili, ma acquistano significato all'interno della comprensione di quella specifica persona e del problema che sta vivendo.
Cerco di capire insieme a lei che cosa teme, come cerca di fronteggiare ciò che sta vivendo, che cosa continua a mantenere la difficoltà e dove può essere possibile introdurre qualcosa di diverso.
Il percorso viene costruito progressivamente.
Comprendiamo, formuliamo ipotesi, proviamo, osserviamo ciò che accade e, quando necessario, rivediamo ciò che avevamo pensato.
Il cambiamento non segue necessariamente una linea prestabilita. È un po' come un viaggio: conosciamo il punto di partenza e possiamo individuare una direzione, ma non sappiamo in anticipo quali strade si apriranno lungo il percorso.
Nasce spesso dalla possibilità di comprendere meglio ciò che sta accadendo e, a partire da quella comprensione, iniziare a esplorare modi differenti di affrontarlo.
Perché a volte una possibilità nuova comincia proprio nel momento in cui ciò che sembrava l'unico modo possibile di affrontare una situazione smette di apparire inevitabile.